Sicurezza
Navionics “ostaggio” di un cantiere senza fine
Da dieci mesi sulla strada di fronte all’azienda di Montramito sono in corso lavori per realizzare marciapiedi e posteggi. Carnevali: «Sperpero di soldi pubblici»
MASSAROSA. Dieci mesi di disagi continui. Per i centoventi dipendenti della Navionics, azienda leader nella cartografia elettronica, dal marzo scorso andare al lavoro vuol dire muoversi tra strade sterrate, mancanza di parcheggi, divieti di sosta, pozzanghere e quant’altro. Tutto questo perché la ditta a cui il Comune di Massarosa ha affidato i lavori di urbanizzazione completa e la nuova viabilità di via Fondacci non ha ancora terminato il suo compito. Lavori che, per l’entità, il costo e le modalità di realizzazione, vengono contestati dal presidente della Navionics Giuseppe Carnevali.
«Un lavoro che avrebbe potuto consistere di una semplice chiusura della fossa, interramento degli impianti, seguito da semplice asfaltatura della strada, in cui le macchine potevano posteggiare semplicemente pitturando delle strisce in terra, e che poteva essere fatto in massimo un mese - afferma Carnevali - va avanti da 10 mesi con dispiego giornaliero di enormi scavatori, bulldozer, camion, che un giorno scavano e portano via materiale e il giorno dopo vengono e riempiono quello che hanno scavato il giorno prima, che poi viene di nuovo scavato per aggiungere qualche altro tubo. Un tale dispiego di mezzi non si è visto neanche per la costruzione dello svincolo autostradale di Viareggio».
Durante tutto questo tempo sono stati eliminati tutti i posteggi che c'erano, messi divieti di sosta con rimozione coatta, create enormi pozzanghere impossibili da attraversare a piedi per andare al lavoro e costrette le macchine a posteggiare in un'altra strada, sterrata e buia, dove la sera le dipendenti dell’azienda devono essere accompagnate perché c’è da avere paura. «A nulla - aggiunge Carnevali - sono valse le nostre proteste e le nostre richieste di come minimo finire i lavori un pezzo di strada alla volta in modo da consentire un minimo di accesso ai posti di lavoro: il capo cantiere geometra D'Alessandro sostanzialmente ci ha mandato a spigolare, e l'assessore ai lavori pubblici Stefano Natali, dopo aver promesso mare e monti non ha fatto assolutamente niente altro che negarsi a qualunque telefonata o email. Pensare che all'inzio dei lavori era stata pubblicata una brochure con la quale il Comune si impegnava a ridurre il disagio degli utenti, a segnalare agli utenti in tempo reale le criticità, le variazioni di viabilità, di fornire un cronoprogramma aggiornato ogni 15 giorni oltre che incontri periodici informativi, depliant, newsletter, visite guidate in cantiere. Niente di tutto questo è stato fatto. Invece, quello che abbiamo visto forte e chiaro sono state disorganizzazione, arroganza, totale o quasi totale mancanza di personale sul cantiere indipendentemente dalle condizioni meteo».
Uno potrebbe dire: ma se ti fanno questo meraviglioso marciapiede con meraviglioso posteggio davanti alla tua azienda, invece di essere felice ma di che ti lamenti? «Siccome siamo persone civili - risponde il titolare della Navionics - anziché fare un ragionamento egoistico pensiamo solo che tutti questi quattrini sottratti con le tasse ai contribuenti ormai spremuti come limoni e che non arrivano a fine mese, sarebbero stati meglio utilizzati in mille altre cose, e che se invece di sprecare i nostri soldi da noi guadagnati con tanta fatica, i nostri assessori e capi cantiere mettessero da parte l'arroganza e imparassero anche a rispettare chi lavora e paga loro lo stipendio con le tase, invece di mandarli a spigolare quando chiedono solo un minimo di diligenza per consentire un accesso dignitoso al posto di lavoro, l'Italia non si troverebbe nei guai che ben conosciamo».
«La nostra azienda - conclude Carnevali - si confronta su un mercato globale estremamente competitivo e dove le disefficienze si pagano a caro prezzo. Siamo sinceramente scandalizzati sia dalla gestione di questo cantiere che dall'opera che si sta realizzando, che è chiaramente sproporzionata alle nostre reali necessità, che dall'atteggiamento generale che riscontriamo che si traduce in un “in Italia funziona così”. È giusto fare l'abitudine alla disefficienza, alla noncuranza e allo sperpero di soldi pubblici?»
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