Il Tirreno

Versilia

La scure di 60 esuberi sui cantieri di Azimut

di Valentina Landucci
La scure di 60 esuberi sui cantieri di Azimut

Allarme dei sindacati e dei lavoratori scesi in piazza contro il licenziamento di due dipendenti: «Fino a ieri ci dicevano che non c’erano problemi»

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VIAREGGIO. La certezza è che da situazioni come questa in Darsena i lavoratori sono già passati. Ma è il modo con il quale ci si è arrivati che non è più quello di un tempo. E il segnale inviato dall’azienda, a chi mastica nautica e sindacato da una vita, non lascia spazio a interpretazioni: «Vogliono fare come gli pare» tuonano i lavoratori.

Il caso è quello dei due dipendenti del settore marketing del gruppo Azimut Benetti licenziati dall’azienda dopo l’accentramento sulla sede di Avigliana delle attività del settore. Ennesimi licenziamenti in Darsena in questi tempi di crisi per i cantieri e per le ditte dell’indotto. Ma arrivati senza che il problema degli esuberi passasse prima dai tavoli di trattative con i rappresentanti sindacali dei lavoratori, denunciano le rsu aziendali. Che non esitano a definire «insolita e preoccupante» la procedura.

«Cinque anni fa, di fronte a una situazione relativa a circa 80 esuberi - spiega Andrea Di Stefano rappresentante Rsu Fiom Cgil - abbiamo lavorato insieme ad Azimut all’accompagnamento fuori dall’azienda di queste persone. Stavolta al tavolo delle trattative non è stata neppure presa in considerazione la richiesta di reintegro approvata dall’assemblea dei lavoratori e il tavolo si è interrotto».

Stavolta i vertici del gruppo hanno fatto da soli. E i lavoratori temono sia l’inizio di una nuova, sgradita, stagione di dolorose imposizioni dall’alto: si mandano a casa i lavoratori senza neppure cercare soluzioni alternative.

Tanti lavoratori. Ieri mattina, infondo a via Coppino, tra i 150 dipendenti dell’azienda in sciopero e in presidio per contestare i licenziamenti dei colleghi del marketing circolava una cifra: sessanta esuberi tra Viareggio e Livorno.

E non è un caso che alla stessa ora anche a Livorno i dipendenti del gruppo Azimut Benetti incrociassero le braccia.

«Vorrei vederci chiaro sulla questione degli esuberi - continua Francesco Corrotti, anche lui rappresentante Rsu - perché se è vero che nel 2013 sono state immatricolate meno barche è altrettanto vero che ci sono meno produttori». E i segnali dell’andamento del mercato per Azimut, visti dalle officine della Darsena, non sembrerebbero così negativi. «Di barche - rumoreggia il presidio - se ne sono vendute». Quindi perché licenziare? Si chiedono i lavoratori. «E perché farlo - si domanda Narcisa Pellegrini della Fim Cisl provicniale - quando fino al giorno prima l’azienda non ci ha parlato di problemi di esuberi? I lavoratori capiscono che questa è una prova di forza che loro però non intendono raccogliere».

E la dimostrazione è la mobilitazione di ieri: oltre la metà dei dipendenti del gruppo in presidio per un’ora di sciopero. Operai delle officine e personale amministrativo insieme. «In situazioni di emergenza - afferma Lamberto Pocai della Fiom Cgil provinciale - deve prevalere la solidarietà. Il gioco dell’azienda è anche creare una frattura di rapporti tra impiegati e operai». Per Pocai la prospettiva deve essere quella di tornare al tavolo di confronto con l’azienda «nell’ambito del quale ci venga presentato un piano aziendale con le criticità esistenti per poi valutare le misure necessarie».

Una partita più complessa del previsto, forse. Perché giocata con protagonisti diversi dal passato: l’ingresso in azienda di nuove figure dirigenziali, per i lavoratori, è infatti un elemento non secondario rispetto ai licenziamenti degli ultimi giorni. E la mobilitazione di ieri a Viareggio in qualche modo ha voluto dimostrare ai “nuovi” vertici l’unità dei dipendenti del gruppo.

«Nei prossimi giorni si terrà una riunione tra le Rsu di Viareggio e Livorno per decidere come procedere - annunciano i rappresentanti dei lavoratori - dobbiamo coinvolgere tutte le realtà del gruppo».

E in proposito la prossima prova sarà quella dello sciopero generale del 13 novembre. Un’occasione «per far arrivare allo’azienda - concludono - un ulteriore messaggio di protesta».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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