Sicurezza
Padre Ricci, settant’anni da frate e da esorcista
Arrivò a Viareggio nel 1970 e gli fu data la parrocchia dei Sette Santi in Darsena Poi il vescovo Agresti lo chiamò e gli affidò il compito di scacciare i demoni
VIAREGGIO. Davanti al suo studio continua ad esserci la fila: a 95 anni suonati, padre Luigi Maria Ricci potrebbe ritagliare un po’ più di tempo per sé, per il meritato riposo, per la preghiera e, invece, lui – da settanta’anni dietro l’altare – non si tira indietro e ogni giorno seduto alla sua scrivania accoglie le tante persone che aspettano correttamente il proprio turno per incontrarlo, raccontargli le proprie sofferenze e avere da lui una benedizione. Una benedizione particolare, quella che tiene lontano il Maligno e protegge dai suoi attacchi.
L’incarico del vescovo. Da anni e anni infatti Padre Ricci svolge con obbedienza e dedizione il compito che in passato - a metà degli anni Ottanta - gli fu affidato dall’allora vescovo di Lucca monsignor Giuliano Agresti: quello di essere un esorcista. Come tale infatti lo conoscono e lo apprezzano tanti viareggini. «Io non volevo essere esorcista – racconta l’anziano frate con la schiettezza che lo contraddistingue – non mi interessava questo aspetto della missione apostolica, ma l’allora vescovo di Lucca, che incontravo tutte le settimane, un giorno mi chiese se avevo un dono per lui. Io non capii subito. Cercavo di capire che regalo volesse da me, che non avevo nulla. Gli domandai che cosa desiderasse e mi pregò di fare l’esorcista». Un compito non alla portata di tutti: «Nessuno è esorcista – precisa infatti Padre Ricci – se non ha l’approvazione del suo vescovo».
Davanti a tale richiesta, se pur non entusiasta, padre Ricci accettò l’incarico, tiene a precisare. Cominciò così la sua carriera di sacerdote esorcista di tutta la Diocesi di Lucca e i fedeli venivano da ogni parte per incontrarli e chiedere il suo aiuto.
Gli esorcismi. E così da anni padre Ricci svolge questa missione: ha perso il conto dei casi che ha affrontato e risolto, sa solo che in tanti si rivolgono a lui: «Io non esco più dal convento, chi ha bisogno viene qui, ed è un viavai. Tutti quelli che vengono da me, sento che si sono presentati per ordine di Dio e io, in questi anni, li ho accolti e continuo ad accoglierli con grande amore e grande fede».
Il percorso. Non se lo immaginava davvero in quei lontani anni Quaranta, varcando la porta del Collegio di Roma dove studiava per diventare sacerdote, che sarebbe diventato per tutti il “prete esorcista”. Di quei tempi ricorda piuttosto il timore e la paura. «Erano gli anni della guerra e se ci azzardavamo ad uscire fuori dalle mura del collegio anche con la tonaca, ma senza il collare, rischiavamo di essere presi e obbligati a fare il militare e interrompere così il percorso sacerdotale. Chiamò anche il Santo Padre per raccomandarsi di stare attenti a non dimenticare mai il collare e di dichiarare tutti incapaci a sostenere il militare. Alla fine per ovviare a questo problema affrettammo i tempi e nel 1943 nella chiesa di San Marcello io e altri seminaristi fummo ordinati velocemente sacerdoti. In quel modo potevamo continuare i nostri studi».
Era il 7 novembre 1943, ovvero esattamente 70 anni fa, quando appunto padre Ricci fu ordinato sacerdote: evento che verrà ricordato e celebrato con un triduo a partire da oggi (vedi programma sotto) e una cerimonia domenica nella chiesa dove opera da oltre quarant’anni: Sant’Andrea. «Verrà l’arcivescovo, sono state invitate tante persone autorevoli – confessa padre Ricci – ma io non ci sono per tanto clamore. Sono abituato a stare qui ritirato nel mio studio…».
Gli anni dell’insegnamento. Sono lontani gli anni dell’insegnamento vissuti nel fiorentino, a Figline Valdarno, dove si trova il seminario La Poggerina. Qui il frate – in veste di superiore - ha insegnato e formato tanti giovani sacerdoti. «Ho sempre fatto quello che i miei superiori mi hanno richiesto di fare, e sempre con molta serenità e contentezza. Non solo per obbedienza».
A Viareggio dal 1970. Erano gli anni Settanta quando da Figline fu trasferito a Viareggio. «E qui è iniziato tanto lavoro per far del bene alla gente che veniva da noi e chiedeva il nostro aiuto». Un lavoro svolto per un anno e mezzo in Darsena, nella chiesa dei Sette Santi dove è stato parroco: «I darsenotti non volevano venire in Sant’Andrea, non ne volevano sapere. Tra darsenotti e viareggini c’è sempre stata la guerra. Se un darsenotto vuole offendere un altro darsenotto, lo chiama viareggino».
Così se la montagna non va da Maometto, Maometto va alla montagna. Ed ecco l’incarico di parroco in quella che per i viareggini è i Sette Santi e per i darsenotti è semplicemente la “chiesina”. Nel 1984-85 poi il ritorno in Sant’Andrea, dove tutt’ora vive con i suoi confratelli e dove opera ancora con efficienza tra confessioni ed esorcismi, circondato dall’affetto di tanti fedeli.
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