Il dolore
«L’incendio? Non sono stato io»
Parla il commerciante accusato di aver dato fuoco al negozio della figlia per intascare l’assicurazione
CAMAIORE. «Non ho dato fuoco al negozio di mia figlia, ai giudici ho già spiegato la mia verità». E’ un fiume in piena Floriano Matteucci, 61 anni, il commerciante camaiorese - lavora in un negozio di tabacchi in via Cesare Battisti - finito agli arresti domiciliari con l’accusa di aver incendiato il centro estetico della figlia per incassare i soldi dell’assicurazione. Martedì Matteucci, assistito dai suoi avvocati Giacomo Ciardelli e Valentina Tognocchi, è stato interrogato dal gip Alessandro Dal Torrione e ha risposto a tutte le domande che gli sono state poste sulla vicenda del rogo del 6 agosto 2012 al “Tempio di Cleopatra” in via Italica a Lido.
Innanzitutto c’è la questione del filmato ripreso dalle telecamere di sicurezza del centro estetico che lo ritraggono assieme a una persona “sconosciuta” il giorno prima dell’incendio. Secondo il pm che segue l’indagine, il sostituto procuratore Antonio Mariotti, Matteucci avrebbe volontariamente staccato la telecamera per evitare di riprendersi mentre appiccava le fiamme. «C’è chi ha detto che con me c’era un complice misterioso - spiega Matteucci - ma al gip ho dato nome e cognome di quella persona. In questo modo potrà testimoniare che non ho fatto nulla di male. Stavamo solo trasportando degli oggetti nel locale». A incastrare Matteucci ci sarebbero alcuni fotogrammi immortalati dalle telecamere e finiti su un hard disk risparmiato dalle fiamme. «Sono stato io a consegnarlo alla polizia il giorno dopo l’incendio - afferma Matteucci - certo non lo avrei fatto se avessi voluto nascondere qualcosa».
Matteucci prova arespingere anche l’accusa del premio da incassare dall’assicurazione. «Per il centro estetico - afferma il commerciante che assicura di aver consegnato documenti al gip - abbiamo speso circa 600mila euro. Ma l’assicurazione ne pagava solo 300mila. Non aveva alcun senso distruggere tutto per prendere quei soldi».
Sin dal giorno del rogo Matteucci ha cercato di indirizzare gli inquirenti sulla pista di una ritorsione legata al mndo dell’estorsione. Ipotesi scartata dal pm e dalla polizia. Ma su cui Matteucci torna ad insistere. «Non ho idea di chi abbia compiuto questa azione - afferma Matteucci - ma in passato qualcuno mi ha anche bruciato la macchina. In quell’occasione feci regolare denuncia ai carabinieri di Torre del Lago».
Intanto gli avvocati Ciardelli e Tognocchi stanno preparando l’istanza per la revoca della misura degli arresti domiciliari. A Matteucci è già stato concesso il permesso di recarsi al lavoro durante il giorno»
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