Sicurezza
«In porto un sistema fuorilegge»
Nel consiglio aperto è scontro tra pescatori e grande nautica. Vitelli: il magistrato scavi nel fango
VIAREGGIO. Pesca contro nautica, Golia contro il gigante: lo scontro va in scena al consiglio comunale aperto dedicato al porto e ai suoi problemi. E Niclo Vitelli, presidente del Consorzio “Cittadella della pesca” usa il carico pesante. Non solo per difendere la categoria, ma anche per raccontare una Darsena che prima di ogni altra cosa dovrebbe cominciare a fare i conti con le proprie storture. Siamo nel “bozzone”, su quella banchina Natino che i pescatori hanno chiesto in concessione da tempo: «Stiamo ancora attendendo una risposta formale alla richiesta di concessione della banchina e dello specchio acqueo dell’area dedicata alla pesca, presentata a marzo dello scorso anno». Una risposta relativa ad un approdo - ricorda Vitelli - dove «si sono attraccati yacht a fare i lavori e sappiamo che hanno dovuto penare per lo schifo dei servizi in banchina». Fosse solo questo, però...Perché Vitelli insiste: «Sono stati presi per il collo. Chi gestiva quei servizi? A quale titolo? E chi rilasciava i permessi allo spostamento su quella banchina adibita dal Piano regolatore alla pesca? Chi doveva controllare e vigilare, che faceva?».
Oggi che con insistenza la nautica dei maxi yacht - da questa zona sgomberati quando sono iniziati i lavori del nuovo mercato ittico - vuole il “bozzone” , la sua acqua ed i suoi approdi, Vitelli tuona: «Chi si oppone all’attuazione del Piano regolatore lo fa anche per proseguire questa sorta di terra di nessuno e magari mettere le mani dove si fanno affari d’oro senza investimenti, senza una organizzazione di lavoro, senza dipendenti, nella più totale deregulation». Un sistema pensate, quello descritto dal rappresentante dei pescatori. Ma una speranza c’è: «Che il magistrato che sta conducendo l’indagine sul sistema affaristico-clientelare-fuorilegge creato nel porto di Viareggio scandagli quel fondale melmoso e non si fermi alla banchina della pesa pubblica».
Se spazio per le imbarcazioni sopra i trenta metri serve, insomma, deve essere chiaro che può essere ricavato solo dentro un sistema di regole certe. Anche perché «i pescatori impediranno con tutte le loro forze che i pescherecci vengano cacciati dalla banchina Natino. Tra breve porteremo in giro per il porto tutta la flottiglia della pesca. E passeremo anche davanti ai signori del Polo così ci potranno contare!».
Centoventotto pescherecci e 300 posti di lavoro: è Riccardo Cima, amministratore unico di Polo nautico, a rispondere a Cima: «Prendete il mercato del pesce e fateci quello che dovete fare. Ma una barca di 40 metri sprigiona 250mila ore di lavoro! Non ce l’ho con i pescherecci: ma la Darsena Viareggio è funzionale per le barche grandi». Le stesse alle quali Cima riserverebbe anche l’approdo della Madonnina: «Perché chi arriva con la barca chiede di essere nel cuore della città. Al Triangolino possono essere traslocate le barche dei viareggini...». Il centro del problema, però, alla fine è «trovare qualcuno che venga ad investire soldi nel porto». Un tema toccato con forza anche nella relazione del sindaco Betti.
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