Sicurezza
Il grido d’allarme di Agolini «No all’uso smodato dei robot»
Il titolare della Fonderia Mariani si rivolge alle ditte del marmo che investono sempre più in tecnologia «La macchina non può sostituire in toto la manualità artigiana: così perdiamo la nostra specificità»
PIETRASANTA. «Gli artigiani possono fare a meno delle macchine, le macchine non possono fare a meno degli artigiani».
L’assioma è di Adolfo Agolini, referente della Fonderia Mariani e presidente, da 10 anni di Artigianart, l’associazione che fa da riferimento a 45 fra fonderie, laboratori e aziende del settore artistico e della lavorazione del marmo pietrasantino. I recenti e massicci investimenti di molte ditte della zona apuo-versiliese, nell’acquisto dei cosiddetti robot chiamati a lavorare sui singoli blocchi di marmo a fini artistici, è tema particolarmente sentito nella Piccola Atene dove il primato della manualità artigiana mai è stato messo, in questi anni, in discussione.
«È bene essere chiari: le nuove tecnologie sono un ausilio importante e rappresentano un supporto alla nostra attività, ma ritenerle il surrogato dell’opera dell’uomo sarebbe un grave errore», dice Agolini. Eppure c’è chi, investendo anche fino a 200mila euro in un robot, ritiene che le macchine possano essere utilizzate in tutto il ciclo lavorativo, dalla sbozzatura del blocco alla rifinitura dell'opera. «Se parliamo di sbozzatura, sono d’accordo: quello che una volta si faceva manualmente e poi con il disco diamantato, oggi si può fare con un file inserito nel robot. Ma premesso questo, ad oggi, non esiste alcuna macchina che possa eseguire, nel dettaglio, un lavoro. Che era e resta di priorità dell’uomo. L’abuso delle macchine va solo a scapito della qualità. A meno che non vogliamo mettere su un qualcosa di seriale nella produzione, come avviene in altri paesi del mondo».
Fino a che punto la macchina può sostituirsi alla manualità artigiana? «Diciamo fino al 50% del lavoro, oltre non è proprio possibile andare. Pietrasanta ha un nome nel mondo proprio perché può contare su un elemento caratterizzante, come la qualità del prodotto finale e sulla presenza di artigiani che sanno valorizzare la peculiarità della loro mansione. È per questo motivo che la nostra proposta, di alto livello e che si fa pagare bene, tiene nonostante la crisi ed è ricercata sui mercati. L'abuso delle macchine ci omologherebbe al resto e, di fatto, sarebbe estremamente deleterio per la nostra realtà». Alla fine, quindi, a mettere la firma sulla lavorazione artistica sarà ancora l’uomo e non la macchina iper-tecnologica? «Sì, ne sono convinto. Quanto meno ad oggi non esiste strumento, robot o macchinario che dir si voglia, che possa sostituirsi al nostro artigiano». E a proposito di arte pietrasantina, cosa rappresenta lo scenario di piazza Duomo per fonderie, laboratori del marmo e mosaicisti? «Una vetrina ideale della nostra identità artigianale. Prova ne sono le mostre che vengono organizzate ad inizio estate. Premesso questo, ben vengano in calendario, anche altre rassegne ad alto impatto mediatico e non strettamente legate agli artigiani pietrasantini: mi riferisco, ad esempio, alla rassegna Italia-Francia della scorsa estate, da taluni criticata, ma che è stata spettacolare traino per il nome di Pietrasanta. Di questa iniziativa ho letto sui più importanti giornali internazionali, senza dimenticare le televisioni». Spesso si parla di crisi di ricambio generazionale, con taluni mestieri artigiani destinati a scomparire visto il mancato subentro dei giovani. «A differenza di un recente passato c’è un maggiore interesse da parte dei giovani ad imparare questo lavoro: sarà per la crisi, la mancanza di lavoro, ma la domanda è crescente. Il problema è, purtroppo, l’offerta: sono poche le ditte che se la sentono di investire nei giovani e negli apprendisti, visti gli alti costi fiscali e previdenziali a carico. È su questo fronte che la crisi si fa sentire e ci penalizza. Ad ogni modo, in questa fase, le problematiche legate al ricambio generazionale, sono molto più gestibili rispetto a qualche anno fa. E questo è un importante passo in avanti».
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