Il dolore
Posti barca ceduti al nero: ecco le prove
L’ex amministratore delegato della Viareggio porto racconta i «magheggi» trovati tra i pontili della Madonnina
VIAREGGIO. “Cedo porto barca a Viareggio...Prendo in considerazione qualsiasi proposta...Necessari particolari condizioni per le quali occorre fiducia reciproca...». L’annuncio compare su un sito dedicato alla vela quando manca poco alla fine del 2011. Nel botta e risposta con gli interessati, il titolare del posto barca in procinto di essere ceduto mette nero su bianco le tariffe 2012 per un’imbarcazione da 10 e 12 metri. Basta un’occhiata al sito della Viareggio porto per verificare che è della Madonnina che stiamo parlando. Approdo gestito dalla Viareggio porto, società a prevalenza pubblica (all’epoca, oggi totalmente nelle mani del Comune), il cui regolamento, articolo 5, recita: «Non è consentita la cessione del posto di ormeggio occupato».
A spiegare quello che definisce «il mercato nero dei posti barca» è Simone Anichini, ex amministratore delegato della “Viareggio porto”, arrivato a Viareggio subito dopo la parziale privatizzazione della società, in rappresentanza dell’allora socio privato. Oggi Anichini, velista esperto, lavora come manager in un altro settore. Ma ricorda bene i venti di tempesta che soffiarono sulla sua volontà di mettere ordine tra i pontili della Madonnina.
«Sai perché l’annuncio che avete trovato in Rete parla di “fiducia reciproca”? Se un diportista lasciava il posto barca doveva restituirlo alla Viareggio porto. All’epoca c’era una lista d’attesa di 700/800 richieste, circa. Il posto lasciato libero avrebbe dovuto andare al primo in graduatoria. Invece, c’era chi si metteva d’accordo. Passavano di mano 20mila/30mila euro (di questi cifre, in realtà si parla tra i pontili della Madonnina, ndr), ma chi subentrava doveva garantire di dichiarare che quel posto barca era ancora occupato da chi, invece, cedeva. Ecco perché si parla di “fiducia”», come ingrediente fondamentale della buona riuscita dell’operazione non consentita.
Il cammino di Anichini nel mondo degli approdi viareggini non è stato dei più semplici: «Certo. La situazione che ho trovato è quella in cui tutti chiudevano gli occhi. Gli amministratori magari le sapevano bene queste cose, ma per quieto vivere locale...». Un quieto vivere da garantire senza intervenire, è la fotografia scattata da Anichini, anche considerando che «c’erano tutte promiscuità di vari tipi: quello del demanio che c’aveva la barca, quello che lavorava in Comune ...». La situazione precipita nel momento in cui «arriva uno da Firenze, uno asettico, non amico di nessuno, che deve solo far funzionare l’azienda per un imprenditore e trova perfino i posti barca intestati ai morti...».
Uno che arriva da Firenze «e vuole fissare le regole e dà noia, dà fastidio». Anche perché ha la pretesa di aver la meglio sui «compromessi» dettati soprattutto dal controllo della politica su una società come la Viareggio porto che - continua Anichini - «propone prezzi molto al di sotto di quelli di mercato. E si tratta anche di barche da 600mila/700mila euro. Ai quali il Comune in realtà “regalava” posti barca, per i prezzi applicati. Dentro un mercato che anche con la crisi resta “ricco”. Se non hanno fatto investimenti non so proprio come faccia luna società come quella ad essere in perdita».
Anichini ricorda il momento in cui «venne fuori il magheggio. Fu quando facemmo l’inventario e si individuarono le persone che dovevano venire a pagare con un documento o con una delega e con la copia del documento. E vennero fuori molti di questi magheggi. Finito il mio periodo, però credo che tutto sia ricominciato come nulla fosse...».
Oggi è più facile che la crisi costringa a vendere la barca, piuttosto che preoccuparsi di dove ormeggiarla. Ma il quadro descritto da Anichini è inquietante. Soprattutto perché mette in evidenza i mancati controlli sui “magheggi” da parte di tutti coloro che a quei controlli erano preposti. Un problema, quello dei controlli in porto, che scorre lungo ogni pezzo della complessa storia della Darsena.
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