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Gifuni: discriminazioni nel Pd

Gifuni: discriminazioni nel Pd

La candidata replica alle accuse dei rivali sul voto degli stranieri

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VIAREGGIO. «Sono amareggiata per quello che sta accadendo nel Pd. Le accuse lanciate contro di me sono infondate. Mi sembra che alcune persone preferiscano dedicarsi alle lotte intestine invece di aprire il partito al nuovo». A parlare così è Paola Gifuni, uno dei candidati alla segreteria versiliese del Partito Democratico. I suoi rivali Giuseppe Dati e Agnese Marchetti hanno infatti la Gifuni di aver raccolto voti di persone che «nemmeno sapevano cosa fosse il Pd». Dati, senza mai nominare direttamente la rivale, ha anche parlato di tessere pagate a stranieri per votare (il candidato renziano ha anche criticato le regole fortemente volute dal sindaco di Firenze, regole che hanno permesso di votare a persone che si sono iscritte solo all’ultimo momento).

Ma la Gifuni respinge le accuse dei rivali - definendole «polemiche sterili» - e annuncia anche battaglia sul voto in assemblea, chiedendo che le venga assegnato il numero di delegati ottenuto alle urne.

«Io sono una persona impegnata nel sociale che lavora per l’integrazione degli stranieri - spiega la Gifuni - una battaglia che dovrebbe portare avanti anche il Pd. Invece i miei avversari a quanto pare considerano queste persone che lavorano e pagano le tasse solo come merce di scambio per il voto».

La Gifuni non vuol sentir parlare di voti “comprati”. «Hanno sparso accuse senza alcuna prova - afferma - con nostro lavoro io e mio marito (l’avvocato Fabrizio Miracolo ndr) conosciamo molte persone ed è normale, visto che siamo persone perbene, che queste persone vogliano appoggiarmi».

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