La protesta
Il sindaco difende i balneari «Inutile caccia alle streghe»
Del Dotto stoppa le polemiche politiche sulle dichiarazioni dei redditi «Sono una categoria importante, sui bilanci pesano mutui e investimenti»
CAMAIORE. La polemica sui redditi dei balneari in consiglio comunale e in giunta? Per sintetizzare l’opinione del sindaco Alessandro del Dotto sulla polemica è necessario scomodare Shakespeare: tanto rumore per nulla. «I balneari - spiega il sindaco - sono imprenditori che fanno investimenti e offrono servizi, i loro redditi sono anche determinati da certe situazioni economiche. Non mi pare che sia il caso di aprire una caccia alle streghe. Piuttosto ci sarebbe da ragionare su come tutelare questa categoria messa in difficoltà dall’incertezza legata a questioni come le aste».
Non piacciono a Del Dotto i toni del dibattito apertosi dopo la pubblicazione sul sito del comune dei redditi dei politici. E in particolar modo di quelli che di professione fanno i balneari.
In particolare, a scatenare le polemiche, erano state le cifre contenute nei 730 dell’assessore Carlo Alberto Carrai (che ha dichiarato poco più di 10mila euro) e di quelli dei consiglieri Andrea Favilla (21000), Marco Daddio (6700) e Pierfrancesco Pardini (8700).
Ma Del Dotto non commenta direttamente sulle singole situazioni. «In questo caso i redditi non hanno alcun valore politico - spiega - anche perché sono tanti gli elementi da valutare. Proprio per questo i politici hanno messo online i redditi dei familiari e hanno integrato la documentazione. Molti di loro hanno fatto investimenti e devono pagare mutui sostanziosi. Tutte cose che risultano dalle dichiarazioni dei redditi che vanno lette nella loro interezza».
Con il suo intervento il sindaco intende bloccare le polemiche. «La trasparenza per me è molto importante - afferma Del Dotto - e non andrebbe ridotta a chiacchiera da bar. Bisogna sempre chiedersi se una discussione arricchisca il dibattito politico e con esso la comunità in cui viviamo. E non è certo il caso di questa discussione». Del Dotto sposta invece il piano del ragionamento. «Se veramente la categoria è messa in difficoltà - aggiunge il sindaco - bisognerebbe invece valutare come uscirne: il settore turistico e in particolare quello degli stabilimenti balneari dà lavoro a moltissime persone. E le incertezze sul futuro mettono questo lavoro a rischio. Chiediamoci anche se sia giusto avere un reddito alto per incarichi pubblici».
Sulla vicenda torna a intervenire anche Carrai. «Io sono l’amministratore di una società - afferma - e per questa occupazione non percepisco uno stipendio. Per impegnarmi in politica a tempo pieno ho assunto due persone. Inoltre per la ristrutturazione dello stabilimento balneare ho stipulato un mutuo che mi costringe a pagare diverse decine di migliaia di euro all’anno. Quando avrò finito di pagarlo ( sempre che non mi tolgano il bagno per metterlo all’asta) allora il mio reddito cambierà di sicuro. Per avere credito dalle banche i miei familiari hanno dovuto ipotecare alcune proprietà».
Una situazione che potrebbe essere applicata anche ad altri imprenditori del settore che vivono con la spada di Damocle delle aste.
Tra l’altro leggendo con attenzione tutta la documentazione pubblicata dai politici si può notare quanto mutui e altri investimenti pesino sui bilanci delle aziende da loro amministrate.
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