Sicurezza
L’edilizia verso il collasso Persi 300 posti in due anni
Sos dalla Cgil: rispetto al 2011 i dipendenti diretti dei cantieri sono calati del 20% «Se si aggiunge l’indotto parliamo di un’intera industria che sta chiudendo»
VIAREGGIO. Circa 300 dipendenti diretti in meno in Versilia rispetto al 2011. Senza contare l’indotto, e cioè quell’antico esercito di artigiani e lavoratori autonomi occupati un tempo nei cantieri piccoli e grandi.
L’edilizia sta andando verso il collasso: colpa di un mercato immobiliare fermo, ma soprattutto di un sostanziale stop ai lavori sia nel pubblico che nel privato per mancanza di risorse. «La situazione del settore edile in provincia di Lucca, e quindi anche in Versilia - affermano dalla Fillea Cgil - si è particolarmente aggravata nell’ultimo triennio, con effetti molto gravi sull’occupazione. Che ha subito una pesante contrazione percepibile da molteplici indicatori, relativi alla fuoriuscita di molti lavoratori dal settore, e al preoccupante incremento delle ore utilizzate in ammortizzatori sociali, che orientano il mercato del lavoro verso un ulteriore regresso».
La Cgil prende a riferimento i dati della Cassa edile lucchese. In cui si nota che siamo scesi dalle 1.042 imprese che nel 2011 lavoravano nel settore edile in provincia a 944 nel 2012, e a sole 908 nel 2013. Per la Versilia, un deficit di quasi una quarantina di aziende. Gli operai iscritti rispettivamente sono scesi da 4.112 a 3.555 e a 3.363. «Un terzo dei quali - afferma Leonardo Quadrelli della Fillea - sono versiliesi. E lo ribadisco: questi dati non tengono conto dell’emorragia di posti e di aziende dell’indotto».
Eppure, la crisi nera della prima attività imprenditoriale della zona - forse anche superiore al turismo - non sembra interessare.
«Da tempo nel nostro territorio - affermano i sindacalisti - non si esprimono le dovute considerazioni e attenzioni sugli effetti sociali ed economici che una crisi così persistente e insidiosa ha prodotto e minaccia di continuare a produrre in futuro in un settore chiave dell’economia locale e nazionale come quello edile. Soprattutto dal sistema d’impresa e delle istituzioni pubbliche, entrambi silenti in proposito. La Fillea Cgil ha manifestato più volte l’esigenza di aprire un confronto serio ed approfondito sullo stato del settore e sulle prospettive di riorganizzazione complessiva dello stesso, attraverso politiche di autentica innovazione, e di realizzazione di condizioni strutturali per il miglioramento delle condizioni di lavoro, di salario e di sicurezza del lavoro edile. Poco, o meglio quasi nulla, è stato fatto in questa direzione, col risultato che è enormemente cresciuta l’area del lavoro sommerso, dello sfruttamento intensivo della manodopera, dello sviluppo di un sistema d’impresa svincolata da qualsiasi regola di mercato».
«Di fronte ad uno scenario simile - proseguono - la scomparsa e il forte ridimensionamento che da più di due anni stanno interessando imprese del settore edile che hanno rappresentato la storia degli ultimi 30 anni del territorio, la Fillea Cgil chiede che venga avviato da subito un confronto con le imprese e le amministrazioni locali, teso a individuare, e definire precise strategie e progetti di intervento, anche alla luce di un prospettato allentamento del patto di stabilità inserito nella recente legge finanziaria. Finora, infatti, nonostante un protocollo d’intesa sugli appalti pubblici e privati che ha coinvolto anche la prefettura, ben poco si è fatto».
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