Gioco
Contro la disabilità un’inedita alleanza tra Bocelli e il Mit
Non solo solidarietà per la Fondazione del cantante «Ricerca scientifica fondamentale per eliminare le barriere»
FORTE DEI MARMI. La generosità di Andrea Bocelli e della compagna Veronica Berti non conosce veramente confini. Il cantante si è esibito spesso per beneficenza: di recente ha cantato anche per i malati oncologici dell’ospedale di Carrara. Ma da due anni il Maestro, assieme ai familiari, ha creato una fondazione - la Andrea Bocelli Foundation - per andare incontro (senza disperdere risorse) alle tante richieste di aiuto. E ora sta portando avanti anche una collaborazione con il Massachussets Institute of Technology, più conosciuto come Mit, per creare uno strumento che tramite la tecnologia permetta a ipovedenti e non vedenti di riacquistare la vista. In modo da potersi muovere liberamente, mangiare e socializzare al meglio. Il progetto si chiama The Fifth Sense, il quinto senso.
A parlarci della Fondazione è la stessa Veronica Berti, da qualche mese reduce da un viaggio ad Haiti, uno dei paesi più poveri del pianeta, assieme al figlio maggiore di Bocelli, Amos.
«Siamo andati sull’isola - spiega la compagna del cantante - per verificare di persona i progetti messi in piedi tramite la Fondazione. Andrea a iniziato a interessarsi ad Haiti prima del terremoto dopo un concerto di beneficenza per raccogliere fondi per un ospedale e una scuola». La Fondazione, per esempio, da tempo collabora con l’associazione Nph guidata da padre Rick Frechette che si occupa anche di aiutare i bambini disabili negli ospedali. «Abbiamo messo in piedi una Casa dei piccoli Angeli per aiutare questi bambini - spiega la Berti - essere disabili è difficile ovunque. Immaginatevi in un paese dove spesso non c’è neanche l’energia elettrica». Quello ad Haiti, come sottolinea Veronica, è stato un viaggio «difficile». «Per chi arriva dall’Europa è come picchiare contro un muro - afferma - anche per mettere il pane in tavola ad Haiti bisogna lottare duramente. In luoghi come quello ci si trova la morte davanti, continuamente. Noi siamo abituati a filtrare certe esperienze attraverso i media. Ma viverle in prima linea è diverso. Dopo aver visto certe cose non è più possibile sentirsi in pace se non ci si dà da fare per aiutare qualcuno». Veronica sottolinea la necessità di impegnarsi sempre per gli altri «perché può accadere a chiunque, in qualunque momento di essere in difficoltà». Veronica cita anche l’esempio di Madre Teresa di Calcutta. «Un giornalista le fece notare che per una vita aveva lavorato per gli altri - racconta la Berti - ma che alla fine il mondo non era cambiato. Le rispose che impegnandosi ogni giorno aveva lasciato cadere una goccia. E che se tutti avessero fatto lo stesso, il mondo diventerebbe un mare in cui Dio sarebbe felice di potersi specchiare». La Fondazione chiede quindi l’aiuto di tutti, donatori e volontari. «Gli aiuti economici sono importanti, ma per essere solidali si può offrire anche parte del proprio tempo. Ma oltre alla solidarietà la Fondazione pensa anche ad aiutare la ricerca scientifica. «In Italia questo settore è penalizzato - spiega - basti pensare che gli aiuti dati non possono essere nemmeno scaricati dalle tasse, come invece avviene in America». Così la Bocelli Foundation ha deciso di iniziare la collaborazione con il Mit. Il 6 dicembre ci sarà un workshop a Boston con ricercatori e scienziati (la giornata è inserita nel programma delle celebrazioni dell'Anno della Cultura Italiana in America). Si parlerà del progetto Quinto senso, ma anche di come la tecnologia possa aiutare a superare tutte le barriere. Compresa quella della povertà. (g.d.)
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