Il Tirreno

Versilia

Pontile, il processo non si ferma

Pontile, il processo non si ferma

Scongiurato il pericolo di dover ricominciare tutto da capo: gli imputati chiedono di andare avanti

3 MINUTI DI LETTURA





CAMAIORE. Il processo Affari Sporchi non dovrà ricominciare da capo rischiando di terminare con una serie di prescrizioni. Tutti i 14 imputati per l’inchiesta sui project financing per il Pontile e l’ex Bussoladomani - tra questi notissimi imprenditori, professionisti e dirigenti pubblici - hanno infatti dato il consenso per l’acquisizione di tutti gli atti finora raccolti. Un piccolo colpo di scena, visto che negli ultimi mesi veniva quasi dato per scontato che parte del complesso e delicato processo dovesse ricominciare dall’inizio.

Il rompicapo. Un cambiamento nel collegio dei giudici che devono esprimersi sulle vicende legate ai project financing. E decine di testimonianze che rischiavano di dover essere ripetute, mandando nel caos il procedimento. Nei mesi scorsi uno dei giudici del collegio, la dottoressa Maria Letizia Di Grazia, è infatti andata in pensione. Così la composizione del collegio è stata cambiata, anche perché altri due giudici sono stati “scartati” perché erano già intervenuti nel procedimento in fase di indagini preliminari e all’udienza preliminare. In questi casi la legge concede agli imputati il diritto di poter chiedere una nuova acquisizione di determinati atti: tutti gli imputati hanno infatti il diritto di essere giudicati da chi conosce bene le vicende. Facile immaginare cosa sarebbe potuto succedere in un processo con 14 imputati e in cui ci sono ben 8 capi di imputazione diversi con reati ipotizzati che vanno dalla corruzione , alla turbativa d’asta, al falso, all’abuso di ufficio. Finora in aula sono sfilati almeno 20 testimoni con udienze che si sono protratte per mesi. Anche l’opposizione di un solo avvocato all’acquisizione di una di queste testimonianze, avrebbe potuto provocare notevoli ritardi trasformando il processo in un rompicapo

Tutti avanti. Ma un po’ a sorpresa, al contrario di quanto veniva ipotizzato nei corridoi del tribunal, tutti hanno deciso di andare avanti senza esitazioni. «Siamo contenti di quanto è emerso finora - commenta uno degli avvocati - per questo non c’è alcun motivo di far ripetere le testimonianze».

Il nuovo collegio. Così ieri mattina in tribunale a Lucca, il nuovo collegio composto dai giudici Valentino Pezzuti, Stefano Billet e Enrico Mengoni ha potuto iniziare il suo lavoro fissando due nuove udienze per novembre e febbraio.

Quattorordici imputati. Per il resto la sostanza del processo non cambia. Sul banco degli imputati restano tutte le 12 persone rimaste nel procedimento: il dirigenti del comune di Camaiore Claudio Castellacci e il di lui figlio Francesco, l’ex segretario generale del comune di Camaiore Giuseppe Testa, gli imprenditori Stefano Varia, Giuseppe Bicicchi, Brunello Pardini e Riccardo Chiti, i professionisti Eugenio Pozzi, Lorenzo Scarpellini, Maurizio Mitola, Gian Paolo Ferrari, Luigi Guidetti. Nel processo resta, anche se in posizione marginale, la dipendente del comune di Camaiore Barbara Rovai. Gli imputati sono assistiti da avvocati come Lodovica Giorgi, Emilio Soppelsa, Filippo Tacchi, Massimo Panzani.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa