Il Tirreno

Versilia

Da Pio XII a Zacconi le tracce dei grandi nelle vie di Viareggio

di Alessandro Bartolini
Da Pio XII a Zacconi le tracce dei grandi nelle vie di Viareggio

Sui muri dei palazzi le targhe ricordano i personaggi famosi che qui hanno vissuto o trascorso periodi più o meno brevi

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VIAREGGIO. Il soglio di Pietro era ancora lontano. Lo avrebbe salito solo trentasei anni dopo, nel 1939, con il nome di Pio XII. Un pontificato ancora oggi controverso il suo, su cui pesano i rapporti ambigui con fascismo e nazismo oltre ai silenzi sull’Olocausto. Ma nel 1903 Eugenio Pacelli era ancora un ragazzo. Carriera fulminante la sua, proprio in questo anno venne nominato monsignor ciambellano di Pio X a soli ventisette anni. Quell'estate il futuro pontefice la trascorse a Viareggio, per respirarne l’aria di mare e rimettere in sesto la salute, ospite nella chiesa di san Paolino dove rimase fino al 1904.

La targa per Papa Pio XII. La sua permanenza in città viene ricordata da una targa posta nel 1958 alla presenza del cardinale Eugène Tisserant, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa, e ancora oggi murata sul lato di San Paolino che affaccia in via Sant'Andrea. Sono tanti i personaggi storici che Viareggio ha accolto nel secolo scorso. Basta camminare per strada con il naso all'insù, per imbattersi nelle tracce della loro storia, disseminata sui muri e scolpita su targhe che raccontano stralci di vita e i motivi che li spinsero fin qua. Qualcuno nacque e morì qui, qualcuno fu solo di passaggio, qualcun altro ancora si innamorò di colpo e decise che questa sarebbe diventata la sua casa.

La Madama Butterfly. Come accadde alla stella della lirica Salomea Krusceniski. Che in una mattina di primavera, camminando in Passeggiata, rimase stregata dalla bellezza di quella che sarà la sua nuova dimora con terrazza vista mare, all'angolo tra viale Carducci e via Flavio Gioia. «Il mare di Viareggio, quando il maestrale gonfia le onde, mi ricorda i campi di grano della bella Ucraina mossi dal vento», scrisse il soprano, sposa, nel 1910, dell'allora sindaco di Viareggio Cesare Riccioni. L'amore della Krusceniski non fu solo per la città, ma anche per la musica che in Versilia aveva il nome di Giacomo Puccini. In lei il maestro trovò la sua nuova Cio Cio San. E fu proprio la Krusceniski il 28 maggio del 1904 a far risorgere la Madama Butterfly al teatro di Brescia, dopo i fischi che tre mesi prima stroncarono il capolavoro alla Scala di Milano. In questa casa la cantante vivrà dal 1910 al 1938. Fino a quando, con la morte del marito, decise di fare ritorno nella sua Ucraina. Nel 2004 per il centenario della Butterfly, il Comune pose una stele sulla facciata della casa di viale Carducci, in onore a lei, che dell'opera fu la salvatrice.

Garibaldi ospite di Viani. Ancora oggi, invece, non è chiaro cosa portò Menotti Garibaldi - primogenito dell'eroe dei due mondi Giuseppe e di Anita - a Viareggio nell'estate del 1891. C'è chi sostiene che il militare e deputato di Velletri venne ospitato dal pittore delle gesta garibaldine Plinio Nomellini e da Lorenzo Viani. Di sicuro il suo passaggio è rimasto indelebile ed è ancora visibile su una targa posta sotto il balcone di via Matteotti, da dove il figlio del generale si affacciò.

Omaggio di Carducci a Oberdan.Un'epigrafe per commemorare un altro patriota venne scritta da Giosuè Carducci sulle colonne del quotidiano il Resto del Carlino e riportata su una lapide sul muro (al numero 20 di via Rosalino Pilo, sul lungocanale): “Il popolo a Guglielmo Oberdan morto santamente per l'Italia. Terrore, ammonimento, rimprovero ai tiranni di fuori e ai vigliacchi di dentro”.

Le case degli artisti. Nascoste per le strade della città, sono sopravvissute anche le case dove i grandi di Viareggio nacquero o morirono. In una di queste, incastonata in via Indipendenza, venne al mondo Lorenzo Viani. Artista che come nessun altro riuscì a scoprire la sofferenza, la dignità e la bellezza della gente di mare. A una manciata di chilometri da qui, in via Mazzini 19, morì invece un suo grande amico, Moses Levy. Insieme i due pittori condivisero gli insegnamenti della scuola di nudo dell'Accademia delle Belle arti di Firenze impartiti da Giovanni Fattori. A Viareggio Levy - inglese di nascita - trovò l'ispirazione per i suoi quadri. E qui tornò dopo la fuga dall'Italia e dalle sue le leggi razziali, per trascorrere gli ultimi anni di vita, spenta il 2 aprile del 1968.

Nieri e Paolini. Non mancano gli angoli scuri, dove sono raccontate storie tristi, impossibili da dimenticare. Sulla facciata del municipio ce n'è incisa una su due calafati assassinati dai fascisti. Doveva essere una scazzottata alla pari: dieci contro dieci, senza armi, come da accordi. Ragazzi di sinistra contro una squadraccia. Tra le file nere però le armi saltarono fuori e a rimetterci furono due giovani libertari: Pietro Nieri ed Enrico Paolini. Era il 16 maggio del 1921, le giornate rosse di Viareggio erano svanite appena un anno prima. Nel cinquantennale di quella mattanza l’amministrazione comunale pose una targa alla memoria. Ancora oggi la piazza, che ospita il palazzo municipale, porta i loro nomi.

Tobino, Ragghianti e Zacconi. La storia è sparsa tra queste vie, custodita dalle mura di vecchi edifici. C'è la casa dove nacque lo scrittore Mario Tobino (via Battisti numero 201), quella dove visse il violinista Ippolito Ragghianti (nella piazza a lui intitolata) o morì l’attore Ermete Zacconi (in via Garibaldi davanti a piazza D'Azeglio numero 51). Tutto sotto i nostri occhi, basta fare due passi per la città. Naso all'insù.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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