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«Nelle darsene si è sempre pagato questo e quello»

«Nelle darsene si è sempre pagato questo e quello»

VIAREGGIO. «Come funzionava il “sistema” sulle banchine in porto? Semplice: io ho sempre pagato. Fino a quando non ho portato la barca alla Madonnina, e da allora pago, ma lecitamente». Bruno Nelli,...

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VIAREGGIO. «Come funzionava il “sistema” sulle banchine in porto? Semplice: io ho sempre pagato. Fino a quando non ho portato la barca alla Madonnina, e da allora pago, ma lecitamente». Bruno Nelli, presidente del circolo dei diportisti della “Madonnina” conosce le darsene cittadine come le proprie tasche. Ed è un valore aggiunto per l’Autorità portuale nella quale siede in rappresentanza della Camera di commercio. «Negli anni Ottanta - racconta - ricordo che pagavo ad un siciliano. Poi, a seconda di chi arrivava, magari mi ritrovavo in quarta o quinta altana perché qualcuno aveva pagato di più...». Passano gli anni, la barca cambia darsena, ma la musica non cambia: «Negli anni Novanta ero ormeggiato alla banchina Maestri d’ascia e calafati - continua Nelli - e c’era un tedesco che poi è morto in barca...All’inizio tutti gli davamo qualcosa, poi nel tempo è diventato un obbligo. E dopo di lui sono arrivati altri...».

Nelli prende di petto la situazione che si consuma nel variegato mondo delle banchine cosiddette “ai lavori”: «Alla Autorità portuale toccherà anche il compito di verificare se questi spazi servono davvero per chi effettua lavori, e c’è tutto un indotto che vive di questo, o se c’è chi davvero ci sverna e basta». Controllo ma anche regolamento, in particolare sulle concessioni in ambito portuale. Un lavoro al quale l’Autorità del segretario Fabrizio Morelli ha già messo mano. «Faccio un esempio - continua Nelli -: quello dell’approdo nel canale Burlamacca che dovrebbe essere adibito allo stazionamento di chi arriva a Viareggio e attende un posto in porto. Si fa una domanda in Capitaneria, al semplice costo di una marca da bollo, rinnovabile per tre mesi...Alla fine, però, posti non ce ne sono e la situazione è sotto gli occhi di tutti...». Un altro esempio - insiste il presidente dei diportisti della “Madonnina” - è proprio quello della banchina “Maestri d’ascia e calafati”: Una parte è destinata all’allestimento delle motovedette, ma sfido chiunque ad andare a fare foto per verificare qual è la situazione...Allora, oggi c’è l’Autorità portuale che sta verificando le concessioni e se la destinazione è una e l’uso un altro, allora se ne discute. Insomma, tra gli impegni più importanti della nuova Autorità c’è sicuramente quello di fare chiarezza sulle concessioni di tutto il porto di Viareggio». Magari sciogliendo anche i nodi di come sono state fino ad oggi “distribuite” le concessioni: «Che senso ha affidare lo specchio acqueo ad un soggetto e le colonnine dei servizi ad altri? È chiaro che, poi, si finisce per pagare anche l’ormeggio. In un sistema che fa finta che le barche non siano all’approdo, ma sciolte nel mezzo dello specchio acqueo!».

In porto, è la conclusione di Nelli, «si vive dal 2007, quando fu finalmente approvato il Piano regolatore portuale, nella confusione più grande». Con un’unica certezza: «Quella che dal 2000 ad oggi i diportisti della “Madonnina” hanno pagato 15 milioni di euro, avendo servizi di modesta entità e pagando tutti i servizi in un porticciolo che fino ad ora a rimarcato le proprie deficienze in materia di sicurezza. Deficienze in merito alle quali i diportisti hanno più volte sollecitato interventi».

A proposito di Piano regolatore portuale, anche la voce di Nelli si aggiune a quelle che ne chiedono la revisione per fare posto alle imbarcazioni oltre i 24-30 metri. «È inutile pensare all’approdo del Triangolino per le barche piccole», spiega il presidente dei diportisti: «Meglio sarebbe destinare la nuova darsena che si andrà a realizzare proprio per le imbarcazioni di dimensioni importanti. Anche perché, sul fronte dei diportisti da 7-10 metri, è calata la lista d’attesa perfino alla “Madonnina” a causa della crisi...». (d.f.)

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