Il Tirreno

Versilia

Gli ex gestori della rsa replicano

Il Contesso si difende «Quei soldi erano una donazione»

Il Contesso si difende «Quei soldi erano una donazione»

CAMAIORE. «Abbiamo fiducia nella giustizia e siamo sicuri che la verità emergerà dal processo». Ad affermarlo è Antonio Iascone, avvocato di Alessandro Benedetti e Maria Liane Ledwon, ex gestori...

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CAMAIORE. «Abbiamo fiducia nella giustizia e siamo sicuri che la verità emergerà dal processo». Ad affermarlo è Antonio Iascone, avvocato di Alessandro Benedetti e Maria Liane Ledwon, ex gestori della Villa Il Contesso finiti a processo con l’accusa di circonvenzione di incapace. Secondo il pm Salvatore Giannino i due nel 2010 avrebbero indotto una ospite della Rsa camaiorese a emettere un assegno da 350mila euro e a scrivere un ordine di trasferimento titoli da 250mila euro verso la onlus Mavet, controllata dal Benedetti. I soldi non sarebbero comunque mai stati incassati.

L’avvocato Iascone sottolinea quest’ultimo elemento e fa notare che all’epoca dei fatti la coppia non gestiva direttamente la struttura (benché i due ne fossero proprietari). «Dal 2006 avevano ceduto la gestione - afferma - a una cooperativa e quindi non avevano contatti diretti con i pazienti. La dottoressa Ledwon in particolar modo non frequentava la struttura e non ci lavorava».

«E' vero - continua Iascone - che la paziente aveva fatto un assegno ed una disposizione di fondi a favore della Mavet (associazione no profit creata per l'assistenza dei malati terminali) ma non è corretto affermare (come sostenuto invece dalla procura ndr) che la stessa veniva utilizzata "per abnormi movimenti di denaro". Non è inoltre dimostrato che la donazione effettuata dalla paziente sia stata frutto di raggiri operati dagli imputati e che la stessa fosse al momento dei fatti nello stato d'infermità o deficenza psichica o comunque non più in grado di rispondere ai più elementari bisogni in quanto la stessa a pochi giorni di distanza dai fatti contestati ha risposto in modo lucido e coerente alle domande della polizia giudiziaria incaricata di indagare sul caso. Comunque l'assegno e la disposizione di fondi non hanno avuto alcun esito perché sono stati tempestivamente bloccati: Mavet Onlus (e men che meno gli imputati) non ha tratto alcun profitto dalla vicenda e la persona offesa non ha ricevuto alcun effetto pregiudizievole o dannoso dal comportamento asseritamente posto in essere dagli imputati». Inoltre per Iascone non è chiaro chi abbia compilato quell’assegno. «In aula - conclude il legale - faremo emergere tutta la verità sulla vicenda».

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