Proteste
Cinque ore e mezzo per un’ambulanza
È quanto ha dovuto attendere un paziente ricoverato per embolia che doveva essere portato a Massa
FORTE DEI MARMI. L’attesa è cominciata alle 10 del mattino. A un anziano ricoverato all’ospedale Versilia per una embolia serviva un’ambulanza che lo accompagnasse per un esame diagnostico all’ospedale di Massa. Ed è finita alle 15,30. Cinque ore e mezza dopo perché, per quel trasferimento, non era disponibile prima un mezzo di trasporto. Così i familiari dell’anziano decidono di neuncoiare, con una lettera ai giornali, il disservizio.
L’episodio si è verificato martedì. Il paziente era stato ricoverato il giorno prima per «una trombosi ad una gamba con embolia in corso» scrive iol figlio, Gionatan Sanelli.
«La mattina del giorno - continua - mio padre necessitava di una urgente scintografia toracica presso ospedale di Massa ed in quanto barellato il reparto che lo ospitava ha chiesto ed ottenuto disponibilità dai colleghi di Massa per un esame urgente che potesse diagnosticare il tipo di embolo, la sua diffusione e consistenza. Il reparto alle 10 chiede l'intervento di una autombulanza per il trasferimento del paziente e la stessa arriva a recuperare l'ammalato alle ore 15,30 del pomeriggio».
«Mi permetto di contattare il 118 e varie pubbliche assistenze e Misericordie della zona - continua il racconto del figlio del malato - le quali mi dicono unanimamente che vedono comparire il messaggio di richiesta d'intervento su monitor sparato dal 118 ma che le stesse non possono operare perché a corto di mezzi e personale!»
E anche il perosnale del 118 non fornisce spiegazioni diverse:«mi ribadisce il fatto che sono stati tagliati innumerevoli fondi alla sanità e che le energie in campo non riescono quasi mai a sopperire a casi anche di questa gravità».
Risposta corretta, verrebbe da dire. Perché in effetti per i trasferimenti come quelli del paziente fortemarmino, cioè “ordinari” per quanto legati a patologie anche serie (per i quali il 118 fa solo da tramite tra ospedale e associazioni), non c’è l’obbligo di un intervento immediato. Il trasferimento lo fa l’associazione che prima si rende disponibile: e se non c’è nessuno si aspetta. Una situazione che si sta verificando con sempre maggiore frequenza anche a causa di tagli, personale ridotto, scarsa disponibilità di ambulanze.
Ma le spiegazioni, si sa, possono non abstare quando dall’altra parte ci sono malati e familiari di malati.
«Vorrei esprimere il mio più totale disappunto per la fallimentare gestione della sanità pubblica - continua Gionata Sanelli - e vorrei puntare il dito sulla dirigenza sanitaria locale che deve sopperire un servizio di così vitale importanza. Mio padre poteva avere complicazioni ben più gravi ed è stato fortunato, tanti altri purtroppo lo sono stati meno». (v.l.)
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