In trappola la gang delle rapine in casa
Una dozzina di scorribande in tutta la Toscana e senza obiettivi mirati. Tra i colpi quelli del dicembre scorso a Massarosa
LUCCA. Più pericolosi delle bande organizzate perché agiscono in tutta la Toscana senza un piano preciso, senza basisti e senza alcuna professionalità. Il loro obiettivo è quello di svaligiare case coloniche, villette e appartamenti per impossessarsi di soldi, oro e oggetti pregiati. E poco male se durante le loro scorribande s’imbattono nei padroni di casa magari rientrati in quell’istante. Perché non ci pensano su due volte ad usare violenza anche nei confronti di donne e anziani. Calci, pugni e minacce di morte magari con un coltello piazzato sotto la gola o a colpi di martello. Per quattro mesi - da gennaio ad aprile - hanno terrorizzato un’intera regione colpendo a Massarosa, Lucca, Pisa, Montecatini, Scandicci, Livorno, Piombino ed Empoli. Tra le vittime dei raid - spesso conclusisi in rapina - anche il presidente del consiglio comunale di Livorno oltre a professionisti, commercianti e insegnanti. Undici i colpi contestati alla banda composta in prevalenza da serbi e macedoni, nomadi che hanno come quartier generale l’accampamento di Coltano. E otto le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip Giuseppe Pezzuti nei confronti degli autori di colpi efferati che potevano avere conseguenze assai peggiore per le vittime. Tre sono notificate in carcere. Per gli altri invece all’alba è scattata al campo nomadi di Coltano di Pisa un’operazione condotta dalla squadra mobile diretta dal commissario Virgilio Russo con il coordinamento del servizio centrale operativo (Sco). Uno dei destinatari del provvedimento riesce ad anticipare il blitz e ad allontanarsi su un furgone bianco. Ma gli inquirenti non mollano e grazie a Polstrada e Polfer uno dei malviventi ritenuti più pericolosi viene rintracciato e bloccato su un treno alla stazione di Lodi e adesso si trova rinchiuso nel carcere di S. Giorgio. Per tutti l’accusa è di associazione a delinquere finalizzata ai furti e alle rapine in casa, lesioni e violazione della legge sulle armi.
Gli arrestati. Tornano dietro le sbarre gli autori del furto nell’abitazione di via Martini a San Filippo di Lucca, dove vivono i titolari della popolare gelateria Santini in centro storico, avvenuto il 15 marzo scorso. Si tratta del macedone Sejdi Zumber, 28 anni, precedenti per tentato omicidio, che per quel furto in abbreviato fu condannato a 2 anni e mezzo e 600 euro di multa (gli furono concessi i domiciliari); Dragisa Merdizic, 32 anni, serbo, che in quella circostanza agì da palo, e che patteggiò a un anno e 10 mesi oltre a 600 euro di multa come l’altro complice Elvis Baruti, 24 anni, serbo, domiciliato a Firenze. Per gli inquirenti i tre fanno parte dell’organizzazione e avrebbero commesso anche altri colpi tra quelli contestati. Manette ai polsi anche per Ion Goman, 39 anni, di S. Anna, romeno e per oltre 10 anni ospite del campo nomadi, che si occupava degli aspetti logistici dell’organizzazione e in particolare di reperire le auto utilizzate per le scorribande in Toscana e infine per Elvis Beljuli, 29 anni, serbo, domiciliato a Firenze. E cattura anche per Muhamet Mahmuti, 23 anni, nomade macedone, acciuffato a Lodi. Notificata nel carcere di Pisa l’ordinanza di custodia cautelare per il serbo Ihmet Dibrani, 21 anni, ritenuto il capo dell’organizzazione criminosa che aveva base a Coltano. Il suo compito era organizzare e dirigere le fasi esecutive dei furti (che a volte si trasformavano in rapine) e per Sendukan Emrula, 20 anni, macedone, anche lui del campo nomadi di Coltano mentre nel penitenziario di Livorno la polizia ha notificato l’ordinanza all’autista della gang: l’italiano Marco Recchi, 58 anni, livornese. I tre erano stati arrestati il 12 aprile a Grosseto durante una rapina nell’abitazione di Andrea Pellegrini che finì anche in ospedale per le percosse subite. Oltre agli otto arrestati sono iscritti nel registro degli indagati altre nove persone tra cui un sedicenne proveniente dall’ex Jugoslavia e residente nel campo nomadi di Coltano.
Le due rapine a Massarosa. La gang è fortemente indiziata anche della rapina commessa la sera del 22 gennaio scorso ai danni di Maria Elisa Lastrucci a Lucca. La vittima fu ripetutamente percossa e seviziata con un coltello tanto da dover ricorrere alle cure mediche. C’è invece la certezza per gli inquirenti che a finire in carcere siano gli autori della rapina alla famiglia Volpi, imprenditori edili di Massarosa, commessa il 19 dicembre dello scorso anno. L’anziana padrona di casa e il genero furono picchiati selvaggiamente (15 e 8 giorni di referto medico) e minacciati di morte con un coltello e i malfattori prima di fuggire s’impossessarono di gioielli e denaro per mille euro. Nella stessa serata venne rapinata anche la famiglia Romiti, parenti e vicini di casa dei Volpi, con analoghe modalità e con un martello usato come arma al posto del coltello. Anche in quel caso le vittime furono picchiate selvaggiamente e riportarono lesioni giudicate guaribili in 15 giorni. A Pisa il 4 febbraio scorso Romolo Berti venne rapinato in casa dal gruppo criminale che, stando alla polizia, lo picchiò costringendo l’anziano a consegnare il contenuto della cassaforte. Altri colpi contestati alla gang sono furti in casa a Montecatini, Lucca, Piombino, Empoli e anche ai del presidente del consiglio comunale di Livorno.
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