Sicurezza
Comprarsi metà spiaggia costerà 600mila euro
Prime stime su quanto dovranno versare i balneari per acquistare l’arenile dove sorgono le strutture. I sindacati: dovranno essere cifre congrue
VIAREGGIO. Comprarsi metà della spiaggia costerà in media 600mila euro a ogni stabilimento balneare. È una prima stima, necessariamente grossolana - la superficie di Forte dei Marmi non può valere quanto quella di Lido - che circolava in questi giorni alla fiera di settore Sun a Rimini.
Tenendo conto che sono calcoli approssimativi, se ne deduce che dall’operazione di “sdemanializzazione” - cioè vendita al concessionario della parte di arenile dove ci sono cabine e locali - il Governo avrebbe intenzione di ricavare solo in Versilia almeno 300 milioni di euro. Tanto? Poco? Solo un esperto può dirlo. A prima vista, non sembra una cifra proibitiva per molti concessionari, specialmente se dovesse essere sottoscritta tramite mutuo bancario.
A questo proposito, i sindacati di categoria Sib, Fiba, Cna, Assobalneari e Oasi-Confartigianato, riunitisi ieri in assemblea al Sun, hanno sottoscritto un documento in cui fanno delle richieste precise nella trattativa col Governo. «Nella vendita delle superfici sdemanializzate - affermano i sindacati - dovrà essere assicurata l’opzione a favore degli attuali concessionari in modo diretto tra Stato e concessionario senza passaggi intermedi. Inoltre, i sistemi di individuazione delle aree da sdemanializzare dovranno essere tali da consentire a tutte le imprese esistenti di potervi rientrare, e l’unitarietà funzionale delle imprese deve essere considerata elemento essenziale in quanto si rivela di importanza fondamentale per garantire la salvaguardia, la tipicità e la stessa capacità di produrre reddito. La componente sindacale, così come è stato concordato, deve partecipare all’intera operazione ed in modo particolare ai criteri di determinazione dei valori delle aree e degli immobili che saranno alienati, così da garantire che la loro misura sia economicamente sopportabile da parte delle imprese; la scadenza delle concessioni in essere (al 2020), dovrà essere garantita ad ogni livello amministrativo da parte del Governo. Nel contempo - proseguono - le organizzazioni Sindacali ritengono doveroso ricordare al Governo l’opportunità e la necessità di assicurare risposte esaurienti sull’insufficienza della proroga delle concessioni in essere al 2020 e l’inderogabilità di una durata delle stesse ben più congrua ed analoga a quella attualmente un vigore in altri Paesi europei (20-30 anni)». Chiesta anche l’abbassamento dell’Iva al livello delle altre imprese turistiche (10%) e la revisione dei canoni per gli stabilimenti già incamerati dallo Stato.
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