Il Tirreno

Versilia

Don Danilo lascia: che dolore dover dire addio alla mia gente

di Luca Basile

Il parroco del Santissimo Sacramento va in pensione «Orgoglioso di quello che ho fatto in questi 34 anni»

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PIETRASANTA. Trentaquattro anni fa, mese più, mese meno, «la parrocchia del Ss.mo Sacramento era ancora una sorta di scheletro edilizio e tutto, ma proprio tutto, era in divenire. Oggi lascio una comunità di 4.500 persone e il distacco non è per niente semplice per chi, come il sottoscritto, ha vissuto 54 anni della propria vita nel sacerdozio». Don Danilo D'Angiolo, 77 anni, saluterà, il 19 ottobre la sua chiesa immersa nel quartiere Africa-Macelli destinandola alle cure di don Francesco Parrini, 32 anni, attuale cappellano della parrocchia di Tonfano. Un cambio generazionale innescato dallo stesso don Danilo, già Vicario foraneo della Versilia, 2 anni e mezzo fa, quando al compimento dei 75 anni, «così come dettato dal Codice di diritto canonico della Chiesa, inviai la mia lettera di dimissioni all'Arcivescovo di Pisa, Monsignor Benotto. L'idea del distacco, però in questo momento, mi fa soffrire. Non sarà facile lasciare la mia gente, il contatto quotidiano con le famiglie. E non per questioni di abitudini che verranno meno, ma perché questa è la mia vita».

Don Danilo è stato persona amata, ma anche discussa a Pietrasanta: un po' perché ha sempre detto ad alta voce il proprio pensiero dividendo di conseguenza, un po' perché, visti i suoi tanti incarichi, ha tenuto spesso e volentieri i contatti con la politica locale e un po' ancora perché i suoi modi, il suo approccio, non da tutti è sempre stato apprezzato. Come dimenticare il suo grido di rabbia contro la festa di Halloween, gli eccessi del Camel Ponce, la “spettacolarizzazione” di Medjugorje, come il controverso episodio che lo vide colpire un bimbo e la successiva richiesta di perdono ai genitori. Eppure sabato scorso, alle parole di ringraziamento dell'Arcivescovo - «se c'è questa parrocchia lo si deve a don Danilo» - sono seguiti alcuni minuti di applausi dei fedeli in chiesa.

«Il nostro, o forse il mio, non è stato il ruolo del prete mieloso e come ogni essere umano ho dei limiti e quei limiti li ho mostrati. Quindi la mia testimonianza, da qualcuno, non sarà stata apprezzata. Anche se poi ho voluto bene a tutti e la stragrande maggioranza della gente ha dimostrato di volermi bene».

Qual è, in questo momento, la sua gioia più grande?

«Avere realizzato una realtà importante come la parrocchia del Ss.mo Sacramento».

Ed il rimpianto?

«Parlerei di sofferenze, non di rimpianti: quando instauri un rapporto con la tua gente e poi muore qualcuno, com'è successo di recente con un ragazzo di 18 anni, non hai neanche la forza di officiare la Messa. Sono dolori enormi».

Un consiglio per il suo successore, don Francesco?

«Nessun consiglio, solo un augurio, quello di fare il prete, volendo bene alla gente. Perché è il contatto quotidiano, l'aprirsi alle problematiche della vita, che dà un senso al nostro esercizio pastorale».

In tutti questi anni non ha mai nascosto alla vigilia delle elezioni la simpatia per questo o quel candidato: rimpiange certe prese di posizione?

«No, assolutamente. Ho assolto diversi incarichi per la Chiesa e quindi mi sono sempre rapportato, a livello umano, con le Istituzioni, esprimendo serenamente il mio pensiero, sempre credendo di interpretare il bene della comunità. Ho sostenuto pubblicamente l'attuale sindaco Lombardi, durante le primarie, ho detto che il secondo mandato di Mallegni sarebbe stata soluzione ottima per la città, ho appoggiato la corsa politica di Carli come deputato, ho avuto un fitto e amichevole rapporto con Cecchi Pandolfini e gli altri sindaci. Ovviamente, esprimendo il mio pensiero per questo o quello, risultavo sgradito ad altri, ma non ho mai avuto una preferenza politica, ho sempre guardato all'uomo».

Il primo pensiero che avrà il 19 ottobre?

«Cercarmi un alloggio. Mi darà una mano mio fratello».

E poi?

«Continuerò ad assolvere ai miei compiti ecclesiastici, con gli studi e il resto, celebrando e andando là dove mi sarà chiesto di andare. E morirò da prete, con'è giusto che sia».

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