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Cecchi: non vado alla Multiservizi

Cecchi: non vado alla Multiservizi

Per la presidenza prende quota il nome di Vittorio Tommasi

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FORTE DEI MARMI. «Non ho mai pensato di dimettermi dal consiglio comunale per fare la presidente della Multiservizi; sarebbe irrispettoso verso chi mi ha votato». Il consigliere delegato all’Unione dei Comuni, Giuliana Cecchi, smentisce così, senza tentennamenti, una sua possibile candidatura alla guida dell’Azienda cittadina. «Si tratta – spiega – di illazioni e calunnie di una mente ossessionata dalla politica degli avvicendamenti sulle poltrone remunerate, per sondare la situazione e vedere di sistemare qualche parente, amico o amica. Suppongo che queste voci deliranti siano nate dal fatto che come delegato alle pari opportunità nell’Unione dei Comuni ho portato avanti la battaglia delle leggi sulle quote rosa nei consigli di amministrazione. Chi pensa di fare politica con mire di profitto non può concepire una battaglia politica seria, volta a inserire regole e criteri nella scelta delle persone che vanno a ricoprire ruoli determinanti. Ho visto in questi anni il lavoro e l’impegno con i quali hanno svolto il loro incarico Arnaldo Federigi e Maurizio Stagetti e rassicuro gli illuminati opinionisti che non potrei mai occuparmi di una struttura così impegnativa».

Intanto va sottolineato che prende corpo l’ipotesi che alla guida della Multiservizi salga, al posto di Federigi, Vittorio Tommasi, già consigliere di Villa Bertelli. Ieri il sindaco, pur non confermando, non ha neanche smentito l’ipotesi. Va anche stigmatizzato, come alla srl di via Trento, partecipata solo dal Comune è poco probabile che venga sostituito in un sol botto l’intero vertice costituito da Federigi e dall’ad Stagetti (che sono affiancati da un unico consigliere, Francesco Bertola), poiché chiunque fosse costretto a sostituire tutto il vertice si ritroverebbe con una complessità di problemi che solo un avvicendamento morbido potrebbe consentire di affrontare al meglio.

Va anche detto, infine, che questa sarà probabilmente l’ultima volta che alla guida verranno indicati uomini dei partiti o vicini alla politica, perché le norme prevedono che dal 2015 ad amministrare saranno chiamati dipendenti pubblici senza stipendi e gettoni di presenza.

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