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Sindacato in allarme: ordini al meno 15%

Sindacato in allarme: ordini al meno 15%

Pocai (Fiom): «Indotto stritolato da una concorrenza insostenibile. Così muore il modello Viareggio»

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VIAREGGIO. «Affari e nuovi ordini? Non riscontriamo niente del genere dai saloni nautici e il fatto che i grandi cantieri prendano tempo rispetto alla nostra richiesta di affrontare insieme la situazione che sta vivendo il settore conferma le nostre preoccupazioni. Se ci fossero buone notizie da comunicare ce le avrebbero già dette. Ma ciò non è accaduto, neppure da parte di chi, ai saloni, ostenta ottimismo». Lamberto Pocai, segretario generale della Fiom Cgil provinciale, fotografa la situazione della nautica da diporto ormai quasi al termine della stagione dei saloni. «Quello che registriamo - spiega - è la difficoltà da parte di molti di mettersi intorno a un tavolo e indicare piani industriali e scelte che i grossi leader della nautica vogliono fare di qui ai prossimi 3 anni. Questo perché c'è ancora grande incertezza sul futuro.la sensazione è che il mercato della nautica sia destinato a una ulteriore contrazione rispetto al passato con una diminuzione degli ordini rispetto al 2012 a Viareggio e in Italia tra il 12-15%».

Pocai torna poi a segnalare le difficoltà dell’indotto. «Al 30 settembre la scadenza delle casse in deroga ha fatto segnalare una forte escalation per il ricorso agli ammortizzatori per i quali, oltre tutto, restano incerte le possibilità di rifinanziamento da parte dello stato». Alle aziende che già ne usufruivano, insomma, se ne stanno aggiungendo altre. «Nell'indotto metalmeccanico su 2000 lavoratori presenti sulla piazza circa 1500 sono interessati da ammortizzatori - continua Pocai - a cui si aggiungono le diverse centinaia le posizioni lavorative che sono cessate». Le professionalità dell’indotto sono poi messe in crisi da una concorrenza spietata che arriva da fuori Provincia accaparrandosi lavoro a prezzi bassissimi. «Le aziende storiche viareggine sono fuori gioco, non riescono più a tenere la competizione se non ribassano fortemente, anche fino al 30% se vogliono lavorare - continua il sindacalista - e così c’è chi è costretto a mollare o chi si trova a dover abbassare i salari ai propri dipendenti. Questa dinamica sta facendo saltare l’equilibrio che senza dubbio in passato aveva fatto di Viareggio modello importante anche sotto il profilo sociale oltre che del mercato. Viene meno il marchio Viareggio».

Guardare oltre questo stato di cose, superare l’emergenza per dare u na nuova prospettiva non è facile. E per Pocai la colpa non è solo delle aziende che non si decidono ad affrontare di petto la situazione ma anche della politica che si dimostra sempre più spesso «incompetente a livello nazionale e locale. Stiamo ancora aspettando il consiglio comunale straordinario sulla nautica promesso dal sindaco Leonardo Betti».

Valentina Landucci

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