Attenzione
Io, costretto a sei anni di inferno
Mallegni su Raidue: non dimentico chi brindò in piazza mentre finivo in carcere
PIETRASANTA. Venti minuti per raccontare una vicenda giudiziaria, quella di Massimo Mallegni, dagli arresti fino all'epilogo finale, durata 6 anni. Venti minuti per ricordare, attraverso immagini di repertorio, squarci visivi sul municipio, il pontile di Tonfano e il carcere di Lucca con l'ex primo cittadino nelle vesti di intervistato un excursus giudiziario - quello della presunta corruzione in Comune e della cosiddetta cricca pietrasantina - che si tradussero, sempre per Mallegni, in 39 giorni di carcere e 117 giorni di arresti domiciliari. Una Pietrasanta, grigia, rancorosa e forcaiola, quella descritta da Mallegni e dalla giornalista Daniela Balguini, ed andata in scena venerdì notte su Rai 2 a “Presunto Colpevole”, trasmissione che affonda la lama al curaro nella malagiustizia.
Mallegni è entrato in scena nella parte finale della puntata. «La sera del mio arresto, il 31 gennaio 2006, gli attuali amministratori della città andarono in piazza a brindare. Così come poi venne organizzata una raccolta di arance da portarmi in dono al carcere di Lucca. Una cosa di cui dovrebbero pentirsi» rimarca, con rabbia solo in parte evaporata, Mallegni che aggiunge: «da sindaco decisi di spostare qualche dirigente di palazzo, fra questi l'allora comandante della polizia municipale. Da lì sono cominciati i problemi» (il riferimento è alla denuncia dell'ex comandante Antonella Manzione nei confronti del già primo cittadino e conseguente processo, anch'esso conclusosi con assoluzione, a Genova, ndr).
A quelle di Mallegni si sovrappongono le testimonianze della moglie Paola Marucci («quel mattino del 31 gennaio la Finanza venne a casa mia per arrestare Massimo, ma noi non eravamo ancora sposati e non abitavamo insieme, non volevo farli entrare, pensavo fossero dei malintenzionati) e del padre Mario («dell'arresto di mio figlio appresi da una radio, dopo che ero stato identificato per essere condotto ai domiciliari»). Ma è il volto, familiare ai pietrasantini, di Massimo Mallegni, a rievocare il campionario di accuse - corruzione, voto di scambio e associazione a delinquere assieme agli altri 5 imputati - da cui «sono stato assolto con formula piena, nonostante fiumi di intercettazioni e nonostante ancora 6 anni vissuti sulla graticola che nessuno potrà restituire ai miei familiari, ai miei amici e al sottoscritto».
Anche se nella scia finale della trasmissione viene ricordato che Mallegni una condanna, per corruzione impropria per un viaggio a Venezia con l'imprenditore lucchese Giuliano Baldini, l'ha subita - viaggio da cui Baldini, ricordano però le carte processuali, non trasse alcun vantaggio per la propria azienda - così come è stato riconosciuto colpevole per due casi di mobbing, tutti reati però caduti in prescrizione. La lettera al figlio Matteo, le perquisizioni il giorno dell'arresto («prima di entrare in prigione mi fecero spogliare nudo per poi indossare i guanti, volevano cercare non so cosa, anche nelle mie parti intime»), la cella d'isolamento, il rifiuto di stare nella gabbia esterna - collocata nel cortile del carcere, il ritorno a casa: istantanee rievocate in foto e ritagli di giornale. «Eppure, quando ero in galera, in quei 39 giorni - chiosa - in qualche modo mi sentivo come protetto, mentre temevo per i miei cari in balia di persone, là fuori, capace di fare loro del male. Quello era il mio pensiero fisso».(l.b.)
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