Azimut “affonda” Genova E Viareggio scalda i motori
Il salone della nautica non convince: poca gente, pochi affari e la mancanza di operatori stranieri. I cantieri sono in cerca di un’alternativa
GENOVA. Oggi chiude il salone, da domani potrebbe già essere caccia alle spoglie.
Chiude un salone nautico, quello di Genova, visibilmente ridotto, ma in tutto. Dalle barche in mare fino ai visitatori. Chiude con l’idea che un mito è ormai tramontato.
Già giovedì, Azimut Benetto, attraverso l’ad Paolo Casani non l’aveva mandata a dire.
Mentre molti cantieri rivolgevano peana alla «nuova» mostra, Casani sul Sole 24 Ore ribadiva che «alla nuova formula ci si poteva pensare prima. Ma soprattutto bisogna pensare ad attrarre i player stranieri che quest’anno mancano».
Insomma va bene che i grandi costruttori nautici sono in buona parte italiani, ma anche al salone dell’auto di Parigi non trovate solo Peugeot o Citroen (che poi sono la stessa cosa).
Soprattutto l’Ucina, l’associazione delle industrie nautica, ha lanciato l’idea di un salone permanente. Ovvero passata la fiera negli spazi a mare si possono fare la mostra dell’usato come quella del refitting. Usando un termine che piace tanto, si «spacchetta» il salone.
Che oggi, dopo l’edizione numero 53, è veramente smitizzato, ridotto – veramente – ad una fiera regionale.
Lo stesso Francesco Antonio Albertoni, patron di Ucina lo aveva dichiarato: «Ormai ci sono troppi saloni nel mondo e ogni clientela ha il suo di riferimento. A Genova vengono gli italiani».
In questa contesa, Massimo Perotti, patron di San Lorenzo, nel corso della premiazione delle barche patrocinata da Yacht Capital, ha ribadito «Che comunque la nautica italiana deve avere una vetrina italiana. Come mi hanno detto i tedeschi di Mtu, i nostri clienti devono venire in Germania a vedere i nostri prodotti».
Insomma vista da Genova la partita per una possibile rinascita della mostra nautica viareggina è tutta da giocare. Sempre che i viareggini la vogliano giocare. Ricordiamoci che lo scorso anno, quando Genova traballava, uno studio del Politecnico di Milano indicava in Viareggio l’alternativa migliore. La Versilia superava anche La Spezia, a partire dalla grande disponibilità alberghiera. Ma la fiera di Genova avrà a brevissimo un bilancio segreto che pochissimo potranno però conoscere. È il bilancio che ogni singolo espositore farà dei contatti avuti, della possibilità che diventino contratti, del rapporto avuto nei 5 giorni del salone con la clientela in senso largo.
Da questo punto di vista non sembra che ci siano stati grandissimi affari. Soprattutto dopo che Cannes e Montecarlo si erano invece portati con sè una striscia di cauto ottimismo. Per molti è stato sbagliato anche il calendario. Va bene ridurre i giorni da 9 a 5, ma si poteva partire forte di sabato invece di tagliare il nastro in un tristanzuolo mercoledì ricco solo di nubi. Genova ha fatto vedere cosa resta della fiera più grande del mondo. Ora la risposta tocca a Viareggio. Martedì, intanto si riunisce Navigo. Non a caso a 48 ore dal salone si parlerà di approdi in Darsena.
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