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Api e insetti sentinelle per combattere i veleni

Api e insetti sentinelle per combattere i veleni

Per gli esperti morìe di animali sarebbero collegabili all’inceneritore di Falascaia L’apicoltore Andreini: contro l’inquinamento il sindaco permetta nuovi test

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CAMAIORE. Le lucciole sono scomparse da Capezzano e non illuminano più i campi durante le notti estive. Un problema che non riguarda solo gli animi poetici, visto che la causa della scomparsa di questi insetti potrebbe essere dovuta all'inquinamento. E anche dalle api - conosciute dagli scienziati come le sentinelle della natura (per la loro sensibilità ai veleni presenti nell'ambiente) - negli anni sono arrivati segnali inquietanti. Per questo - anche dopo la recente pubblicazione dei dati Asl sui tumori (tremila casi diagnosticati negli ultimi 40 anni tra Camaiore e Pietrasanta) - da Mario Andreini, consigliere comunale Pdl a Camaiore ma soprattutto apicopltore (e presidente di Toscana miele) arriva una importante richiesta all'amministrazione comunale: far ripartire gli esperimenti con le api per valutare i livelli di inquinamento nelle zone agricole di Camaiore.

Per far capire l’importanza di questi test (condotti in passato in collaborazione con Mauro Pinzauti e Antonio Felicili della facoltà di Agraria dell’università di Pisa) basta ricordare un fatto piuttosto inquietante avvenuto all’inizio degli anni 2000.

Oltre mille delle api utilizzate per il progetto morirono proprio nei mesi degli sversamenti dal vecchio inceneritore di Falascaia finiti al centro di una serie di inchieste giudiziarie. I risultati di quegli esperimenti voluti dalla giunta Bertola - come ricorda Andreini - sono stati consegnati in Comune.

«Fu una vera morìa - spiega Andreini - purtroppo le api non vengono considerate un metodo di misurazione dell’inquinamento da parte dell’Arpat anche se da anni la comunità scientifica le considera come delle vere e proprie sentinelle in grado di percepire anche variazioni minime nei livelli di inquinamento. Tra l’altro dopo la chiusura dell’inceneritore non si sono più verificati casi del genere. Gli eventi hanno sempre delle concause ma comunque la coincidenza deve far riflettere».

Andreini, da esperto del settore, spiega perché le api (ma anche osmie e bombi, altri insetti simili) sono così sensibili alle situazioni ambientali. «Questi insetti- spiega - si muovono tra i fiori alla ricerca di pollini, sulle foglie per prendere melata e tra erbe e pozzanghere. Così assorbono acqua e particelle dall’ambiente. Essendo molto delicate muoiono in presenza di alte concentrazioni di inquinanti».

Ad Andreini chiediamo anche delle lucciole, diventate ormai una rarità (e non riapparse nemmeno dopo la chiusura dell’inceneritore). «Purtroppo le produzioni agricole troppo spesso puntano sull’estetica di frutti, verdura e fiori - spiega - e quindi fanno ricorso a prodotti chimici. Non voglio dire che sia il caso delle campagne di Camaiore, anche perché i cambiamenti climatici hanno un ruolo che non va sottovalutato».

Così Andreini - che al momento sta lavorando al progetto che prevede di portare la Banca del miele all’Expò di milano nel 2015 - chiede al sindaco Alessandro Del Dotto di far riprendere al più presto i test con le api.

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