Sicurezza
Stop all’estrazione a cielo aperto nell’area protetta
Il Parco detta le linee guida del piano delle attività di cava Nuove regole anche per la pietra del Cardoso
SERAVEZZA. Il Parco delle Alpi Apuane svela le direttive principali in base alle quali andrà a stilare il nuovo Piano delle attività estrattive per le cave che si trovano nell’area protetta.
Sono tante le novità che il Consiglio direttivo del Parco ha messo sul piatto, tra le quali spicca senz’altro quella di favorire lo sviluppo dell’estrazione “in galleria” rispetto alle cave a cielo aperto. Decisione che piacerà senz’altro agli ambientalisti per il minor impatto visivo nonché ambientale della coltivazione, e un po’ meno agli industriali anche in relazione ai costi che derivano da una scelta di questo tipo.
Ci sono voluti tre tentativi - di cui due andati a vuoto - del direttivo del Consiglio per avere un voto con che ha trovato una larga maggioranza. E tre incontri precedenti con ambientalisti, industriali e sindacati, nei quali il Parco ha ascoltato le varie proposte.
Ed ecco i principali elementi di cambiamento che riguarderanno la redazione dello stralcio “attività estratte” dell’area soggetta alla al regolamento del Parco delle Apuane.
Primo di tutti, considerato un fattore strategico, il compattamento e lo sviluppo in profondità degli attuali bacini estrattivi, con un crescente ricorso all’estrazione “in galleria” a partire dagli odierni fronti di cava, utilizzando il più possibile le infrastrutture esistenti ed evitando il diffondersi delle cave in aree non ancora compromesse.
Altro punto riguarda la previsione di un limitato numero di nuove zone contigue di cava, rispetto alla perimetrazione vigente, e la definizione di un tetto estrattivo annuale totale per le aree contigue, comprensivo di materiale prodotto e scartato.
Le direttive stabilite si sono basate sul lavoro pianificatorio svolto fino al 2003, che aveva portato ad una proposta definitiva e largamente condivisa, purtroppo impantanatasi presso la Comunità del Parco sul tema dell’escavazione della dolomia. Materiale che con queste direttive si rinuncia ad una netta estrazione della dolomia; banditi anche i passanti stradali in galleria.
Il Piano dovrà anche definire una speciale tipologia di zona di cava, a fianco di quella ordinaria, dove esercitare il prelievo contingentato di materiale di qualità e l’utilizzo di tecnologie meno impattanti.
Anche l’area di estrazione della Pietra del Cardoso subirà una nuova perimentrazione - dopo quella del 2009 specifica della legge regionale. Sarà una verifica e un aggiornamento.
Ci sono senza dubbio elementi di continuità con il precedente Piano estrattivo: valorizzazione e conservazione dei “marmi storici”, la tutela degli acquiferi carsici, della sentieristica e delle testimonianze di archeologia industriale.
Novità degna di nota è la stesura del Piano attraverso elaborati tridimensionali per gli sviluppi di cava in profondità, insieme a tradizionali elaborati cartografici bidimensionali per le attività a cielo aperto.
Il Consiglio direttivo ha poi deciso di sottoporre il Piano estrattivo ad uno speciale “processo partecipativo”, secondo intenti e procedure della più recente normativa della Regione Toscana, benché non esistesse l’obbligo formale ad intraprendere questa strada. Di conseguenza, il Consiglio direttivo del Parco si farà carico di stimolare un ulteriore coinvolgimento di amministrazioni locali, cittadini e ovviamente tutti i soggetti interessati alle attività in questione e alla tutela ambientale.
Va ricordato che gli esiti del “processo partecipativo” potranno anche incidere significativamente sulle direttive oggi approvate per la fase preparatoria del Piano estrattivo.
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