Italia
Sequestrati beni per 18 milioni all’ex presidente del Viareggio
Per la Guardia di Finanza Pietro Raffaelli attraverso sei prestanome gestiva società immobiliari Applicata la normativa antimafia a terreni, automobili, conti correnti e un agriturismo
VIAREGGIO. Nonostante la sentenza definitiva di condanna per associazione a delinquere di stampo mafioso, contrabbando di sigarette e riciclaggio, l’imprenditore Pietro Raffaelli, 65 anni, residente a Camporgiano, per l’accusa continuava ad operare nel settore turistico e immobiliare e aveva costituito quattro società ed effettuato investimenti grazie alla copertura di sei prestanome nonostante la legge glielo vietasse espressamente. Per questo motivo il sostituto procuratore Fabio Origlio ha chiesto e ottenuto dal giudice delle indagini preliminari il sequestro di beni immobili e denaro per l’equivalente di 18 milioni di euro (il presunto provento dell’attività illecita) nei confronti dell’ex presidente del Viareggio Calcio nel 1988 con accanto Giorgio Mendella e all’inizio degli anni Novanta prima dell’arrivo di Giovanni Picciotto.
Ad eseguire il provvedimento è stata la tributaria della Guardia di Finanza che ha dato applicazione alla normativa antimafia sequestrando un agriturismo, terreni, abitazioni, un capannone industriale, auto, denaro contante a Camporgiano, Viareggio e Lucca e due appartamenti nel quartiere Sestiere di San Polo vicino al Canal Grande oltre a quote di partecipazione in una società immobiliare con sede a Roma.
Pietro Raffaelli è indagato dalla procura della Repubblica assieme a sei prestanome - parenti e conoscenti di età compresa tra i cinquanta e i cinquantacinque anni residenti in Garfagnana e in Lucchesia - per trasferimento fraudolento di beni ed aggiramento delle verifiche antimafia. Avrebbe violato gli obblighi imposti a chi è stato condannato in via definitiva per associazione a delinquere di stampo mafioso e sottoposto a misure di prevenzione. Per le fiamme gialle Raffaelli - aggirando le norme antimafia che vietano di ottenere licenze, autorizzazioni, concessioni ed erogazioni obbligando di comunicare le variazioni patrimoniali superiori ai 10mila 329 euro - attraverso i prestanome che controllava direttamente era riuscito a costituire quattro società eludendo le maglie dell’autorità giudiziaria.
Una segnalazione all’inizio del 2013 ha portato la Guardia di Finanza sulle tracce dell’imprenditore che già nel luglio scorso ha concluso le indagini inviando le carte alla procura della repubblica per la richiesta al giudice delle indagini preliminari del tribunale del sequestro. Le fiamme gialle hanno accertato sia la presenza dei prestanome, sia la mancata segnalazione di flussi di denaro per 17,7 milioni riconducibili direttamente e non a Raffaelli.
L’imprenditore era stato condannato dal tribunale di Bari in quanto avrebbe fornito gli scafi superveloci per i traffici di sigarette in Puglia per conto della Sacra Corona Unita.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
