Il Tirreno

Versilia

I maestri d’ascia, orgoglio e vanto della marineria

di PAOLO FORNACIARI
I maestri d’ascia, orgoglio e vanto della marineria

Dalla nascita della cantieristica agli inizi dell’Ottocento fino all’utilizzo della tecnica dei calafati nel Carnevale

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di PAOLO FORNACIARI

La storia dell’industria cantieristica navale viareggina risale alla prima metà dell'Ottocento, quando cioè la Duchessa di Lucca, Maria Luisa di Borbone, rivolse la sua attenzione all'attività di mare della gente di Viareggio. Infatti, circa duecento anni fa, il 2 ottobre 1819, la sovrana decretò la costruzione di una darsena, l'attuale darsena Lucca, che doveva sostituire la modesta cala adiacente la Torre, considerando - così è detto nel decreto - «le molteplici istanze presentateci per costruzione dei bastimenti nel porto di Viareggio e per la facilità di vararli» e convinta che in quel porto mancavano assolutamente le attrezzature per «una mano d'opera così rispettabile e di tutto interesse per quella numerosa popolazione».

Prima, una modesta attività cantieristica si svolgeva , come è documentato dalla “Pianta di Viareggio anno 1748”, redatta dall’architetto Valentino Valentini, a fianco della Torre Matilde, dove esisteva una piccola darsena di pochi metri quadrati intorno alla quale si rattoppavano gli scafi delle piccole bilancelle o dei "gozzi". Dai documenti d’archivio sappiamo che il maestro d’ascia Valente Pasquinucci, già nel 1809 costruì, insieme al calafato Pasquale Bargellini, la tartana "San Pietro", per conto di Giovanni Giuseppe Baroni.

I maestri d’ascia erano veri e propri costruttori navali capaci di impostare lo scafo e di risolverne i problemi tecnici grazie all’intuizione, oltre che all’abilità e all’esperienza che si scambiavano fra loro. Ingegneri senza laurea che pur operando con strumenti rudimentali riuscivano a raggiungere ottimi risultati. Ai maestri d’ascia, a quella «mano d'opera così rispettabile e di tutto interesse» è stato dedicato il volume Il maestro d’ascia - Tradizione e futuro di un mestiere affascinante, ultimo titolo della collana dell’Osservatorio dei Mestieri d'Arte - Quaderni dell'Artigianato, realizzato grazie a una collaborazione tra le Fondazioni Cassa Risparmio della Spezia e di Livorno e della Fondazione della Banca del Monte di Lucca. Il volume, pubblicato dall’Edifir Edizioni Firenze, raccoglie i contributi di Enrico Campanella, Clara Errico, Paolo Fornaciari, Michele Montanelli, Corrado Ricci, proponendo, da ottiche e da situazioni  geografiche  diverse, la  storia dei maestri d’ascia e della loro attività in relazione al territorio di provenienza. 

Nel 1823 terminarono i lavori d’escavazione della nuova darsena e vi istallarono i loro cantieri Carlo Pasquinucci, figlio di Valente, Stefano e Giovanni Bargellini, Carlo e Francesco Bergamini, che possono essere considerati fra i primi costruttori navali di Viareggio. Nei loro cantieri si costruirono paranze, bilancelle, tartane, navicelli ed altri piccoli scafi non superiori di 80 tonnellate di portata. Nel 1837 la marineria contava 136 bastimenti e gli addetti alle costruzioni navali erano circa 300 su una popolazione di 5615 anime. Poi, in una statistica delle varie attività lavorative svolte a Viareggio, compilata nel 1850, si apprende che erano operativi 34 maestri d’ascia. Dopo il 1860, i cantieri si moltiplicarono, specialmente per l'opera di Achille ed Alessandro Raffaelli, di Lorenzo Bargellini, di Lorenzo Benetti e dei fratelli Codecasa. In seguito, la costruzione dei velieri si sviluppò, con grandissimo prestigio, grazie all'opera intelligente ed all'estro creativo di Gino Benetti e Fortunato Celli, il popolare "Natino".

I costruttori viareggini, e principalmente "Natino" Celli, crearono un tipo di barca completamente nostrano, sia per la forma dello scafo, più snello ed elegante, quanto per la superficie velica, ottenendo un ottimo risultato d'insieme, tanto che molti armatori di centri velici di grande importanza, sia italiani che esteri, commissionarono bastimenti nei cantieri viareggini. La caratteristica più evidente dei nostri velieri era quella di avere la prua più alta della poppa, la quale ultima era invece sottile e sganciata nella sua elegante rotondità ovale. Fino al 1840, i tipi dei bastimenti costruiti a Viareggio erano stati, per la maggior parte paranze, navicelle, bovi, e tartane (quelle gloriose tartane, veri muli dei mare, sulle quali si forgiarono i migliori marinai, ma che causarono il maggior numero di naufragi, data la loro facilità a rovesciarsi con il mare in tempesta).

In quel tempo furono rare le golette ed erano assenti sugli scali i brigantini e le navi goletta, qui chiamate "barcobestia". Si dovrà arrivare al 1860. Da questa data e fino ai primi anni del '900, la flotta mercantile viareggina si affermò e si accrebbe notevolmente. I nostri cantieri producevano mediamente dai 10 ai 12 velieri all'anno, tra i quali i brigantini, i barcobestia ed i brigantini goletta, chiamati anche "scuneri".

Con la prima guerra mondiale, iniziò il declino della gloriosa e fiorente marineria velica viareggina. Nel corso del conflitto, su 180 bastimenti iscritti nel Compartimento Marittimo di Viareggio, ne furono silurati ben 63: la flotta fu quasi dimezzata nel tonnellaggio, con gravi ripercussioni sull'economia della città, se si considera che i marinai erano circa 6.500 su una popolazione di 24.000 abitanti, ai marinai vanno inoltre aggiunti coloro che svolgevano attività legate alla costruzione navale (calafati, maestri d'ascia, funari, bozzellai, velai, fabbri, falegnami, ecc.).

Il declino della vela si accentuò nel 1919, quando dal Nord Europa la società Svam importò a Viareggio i primi motovelieri che affidò nel comando a marinai viareggini. La motorizzazione dei bastimenti influì anche sulla cantieristica navale, che si trovò in crisi, poiché, preferendosi grossi scafi da motorizzare, in quanto era più economico, e non avendo i cantieri le strutture idonee per l'allestimento di queste grosse barche, gli armatori cominciarono ad ordinare i loro bastimenti in altri centri cantieristici. Tuttavia, nel 1920, su 196 bastimenti, se ne contavano ancora 185 con propulsione a vela. Il conflitto mondiale dette il colpo di grazia non solo ai velieri, ma a tutta la flotta m. ercantile viareggina. Il bilancio delle perdite fu pauroso, su circa 30.000 tonnellate di portata, la marina viareggina si ridusse a sole 7.000 tonnellate. I nostri bastimenti furono irreparabilmente perduti. Fu l'amaro, epilogo di una gloriosa marineria velica che fu considerata, in Italia e all'estero, fra le più abili ed importanti della sua epoca.

L'esperienza di lavoro delle maestranze dei cantieri navali è stata determinante anche per il Carnevale di Viareggio, per l'evoluzione costruttiva dei suoi "carri", ed è ancora alla base delle soluzioni tecnico-strutturali che vengono messe a punto nella realizzazione dei colossi di cartapesta, veri capolavori d'arte e di ingegneria dinamica e statica. Infatti, un tempo era lo stesso artigianato dei cantieri navali che realizzava i carri. La crisi che investì in quegli anni il settore della cantieristica cittadina, causata dalle perdite che la marineria locale aveva subito durante il conflitto mondiale, e acutizzata subito dopo dall'avvento del motoveliero, che sostituì e soppiantò le imbarcazioni a vela, generarono una grave disoccupazione nelle maestranze delle darsene che, non più solo per passione, riversarono le loro capacità artigianali, a tempo pieno, nella "fabbrica" del Carnevale. Questa nuova disponibilità di energie e di ingegno diede subito i suoi frutti: il Carnevale viareggino, nella tradizione di una cultura tipicamente locale, varcò i confini e si avviò a conquistare più ampi orizzonti.

Oggi l'eredità marinara viareggina è stata acquistata nei nostri moderni cantieri navali, che hanno raggiunto un altissimo livello qualitativo nella costruzione navale da diporto, pregevole e ricercata in tutto il mondo e in quella di scafi altamente specializzati quali pescherecci d'altura, rimorchiatori d'alto mare e navi da trasporto, imbarcazioni tutte frutto di una continua ricerca della perfezione stilistica e di una sempre più avanzata tecnologia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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