Il Tirreno

Versilia

Domiciliari a Cinquini Ma il medico per ora resterà in carcere

Il dottore pro cannabis non potrà beneficiare della misura concessa a causa degli effetti di una precedenza sentenza

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PIETRASANTA. Non potrà tornare a casa a causa «degli effetti di una precedente senza a suo carico» come spiegano i suoi legali. Ma per Fabrizio Cinquini, il medico versiliese che cura con la cannabis, la concessione dei domiciliari in relazione all’ultimo arresto - il 22 luglio scorso - subito per la coltivazione e il possesso di 277 piante di marijuana, è un risultato importante soprattutto in relazione al processo che seguirà nelle prossime settimane.

Il medico, la cui attività di studio sull’uso terapeutico della cannabis nasce quando lui stesso, affetto da Epatite C, si mette alla ricerca di una cura alternativa alla propria malattia, resterà dunque in carcere a Massa dove è stato trasferito due settimane fa, dopo un periodo di osservazione all’ospedali psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino. Nella struttura era approdato a seguito di 16 giorni di sciopero della fame cominciato in cella a Lucca. Una protesta nata, come raccontato a L’Espresso, per le condizioni di vita all’interno della struttura detentiva. Ma a Montelupo Cinquini, sano di mente, non è rimasto a lungo. E dopo il periodo di osservazione è stato trasferito.

Il processo a suo carico è cominciato lo scorso 26 luglio. E oggi si tornerà in aula per affrontare un caso sul quale si sono accesi i riflettori dell’opinione pubblica anche grazie all’interessamento di alcuni esponenti politici, a cominciare dai consiglieri regionali Mauro Romanelli (Sel) e Enzo Brogi (Pd) promotori della legge toscana sull’uso terapeutrico della cannabis. Sulla sua vicenda aveva presentato una interrogazione parlamentare anche Lucio Barani e per la sua liberazione, dal palco del premio Satira di Forte dei Marmi, si erano schierati i fratelli Vegliona.

Dal punto di vista giudiziario oggi non sono attese particolari sorprese. È stato avviato un percorso di natura tecnica che passerà dalla nomina di un consulente del tribunale per la valutazione qualitativa della cannabis sequestrata, in pratica il valore del principio attivo thc della sostanza stupefacente (le 277 piante) di cui Cinquini è stato trovato in possesso nel corso dell’ultima operazione che ha portato all’arresto del medico. E non è escluso che la difesa del dottore di Pietrasanta, affidata agli avvocati romani Lorenzo Simonetti e Claudio Miglio, decidano di nominare un perito di parte.

Cinquini non sarà in aula. Attenderà l’evolversi della sua vicenda giudiziaria in cella, in attesa di poter riabbracciare presto i suoi familiari.

Valentina Landucci

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