Il Tirreno

Versilia

Più di trenta fondi vuoti nelle strade dello shopping

di Alessandro Bartolini
Più di trenta fondi vuoti nelle strade dello shopping

Tra via Mazzini e corso Garibaldi una situazione senza precedenti Anche in via Battisti e in via Fratti la crisi si fa sentire pesantemente

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VIAREGGIO. Erano bar e pizzerie, negozi d’abbigliamento e di scarpe, di arredamento e alimentari. Adesso hanno una sola cosa cosa in comune: non ci sono più. Se li è portati via la crisi economica. In quello che neppure dieci anni fa era considerato il cuore commerciale di Viareggio; tra via Mazzini, via Fratti, via Battisti e corso Garibaldi, sono almeno una trentina le attività che mese dopo mese hanno chiuso. È impossibile ricordare cosa ci fosse prima che i fondi venissero svuotati, le vetrine coperte dai pannelli e le insegne tolte. Le serrande calate mutano il volto della città, e il vecchio quadrilatero d’oro è irriconoscibile.

I cartelli “Affittasi” alle porte sanno di lapidi, e danno l’impressione di trovarsi in un camposanto del commercio. Le arterie principali, via Mazzini e corso Garibaldi, sono quelle colpite più duramente. In via Mazzini almeno diciassette negozi hanno abbassato la saracinesca (ma il numero è in difetto). Settecentocinquanta metri – dall’angolo di via Ugo Foscolo fino a piazza Dante - un negozio scomparso ogni quarantaquattro metri.

Una moria che non ha risparmiato neppure corso Garibaldi dove sono dieci i fondi vuoti, ma anche qui la stima è al ribasso. Fra chi si è dovuto arrendere ci sono colossi come Chicco, una banca, Murphy & Nye, e poi pezzi di storia come il bar Vinicio.

«Corso Garibaldi così non l’avevo visto nemmeno durante la guerra», racconta il proprietario del negozio di porcellane e cristallerie, Pietro Gallo. Ma la crisi è solo una delle cause. «La colpa – per il negoziante - è anche del restringimento della strada. E poi - continua – c’è l’ostinazione di certi proprietari di immobili che mantengono gli affitti a prezzi stellari. Piuttosto di abbassarli lasciano i fondi vuoti, un suicidio».

Non tutti però hanno chiuso l’attività, qualcuno si è solo trasferito in zone con prezzi più abbordabili.

Ma chi è rimasto nella vetrina di Viareggio tira avanti a fatica. La gioielleria Paola Ungheria ha ridimensionato gli spazi, e qualche commessa ammette: «Da tre giorni non entra un cliente».

Qualcuno il coraggio di aprire lo trova: in pochi mesi sono spuntate due nuove agenzie di viaggi. In via Battisti va apparentemente meglio, i fondi deserti si contano sulle dita di una mano. E in via Fratti non arrivano a dieci. Ma qui, a balzare agli occhi su tutto, è l’edificio che ospitava Talamoni. Immenso, buio, vuoto: un monumento dei tempi che corrono.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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