Gioco
Overmarine rinuncia Genova senza grandi nomi
Una fiera molto dimagrita che potrebbe essere anche all’ultima edizione Per raccogliere l’eredità c’è in corsa Viareggio ma anche realtà come La Spezia
GENOVA. L’elenco di chi non va è abbastanza nutrito. A partire da Overmarine. Il gruppo Balducci non sarà a Genova. Ma all’appello manca anche il gruppo Amdiral-Tecnomar-Nca, nato in questi anni dal duo Costantino-Giugiaro fra Marina di Massa e Marina di Carrara.
E anche Benetti, marchio che quest’anno compie 140 anni, sarà all’ombra della Lanterna con una decisione presa all’ultimo momento.
E lasciamo perdere nomi storici come Perini e Codecasa. Le loro apparizioni al Salone sono state sporadiche in questi anni.
Insomma il salone che si apre domani alla Fiera di Genova rischia di diventare notizia per sottrazione. Fa notizia non chi è presente, ma l’assenza di questo o quel cantiere.
Come tutto il mondo della nautica sa, Genova si presenta quest’anno fortemente dimagrita. Il salone che durava dal sabato alla domenica successiva (9 giorni in tutto: un’enormità) si è ridotto a 5 giorni: si parte domani e si chiude domenica. Un solo week end, invece che due.
Ridotissimi anche gli spazi. Cambia l’ingresso e due gli spazi di esposizione: quello tradizionale in mare e quello all’interno del padiglione che guarda il mare, disegnato da Jean Nouvel, archistar francese.
Le motivazioni di una fiera così dimgrita sono arcinote. La crisi dell’industria nautica tricolore (il fatturato di 6 miiliardi del 2008 – ante crisi subprime – si più che dimezzato a quota 2,8) ha reso insopportabili i costi e le inefficienze di Genova (per certi aspetti Viareggio è la Svizzera). Da qui l’intervista esplosiva di Paolo Vitelli, patron di Azimut-Benetti, che ha fatto saltare tutto.
Alla vigilia della mostra 2012, il senatore Vitelli sparò a zero sui costi, servizi, durata. Minacciando di portare tutto da un’altra parte, facendo due nomi: Civitavecchia e Viareggio.
Alla fine, stringiamo, la fiera ha dovuto cedere, praticamente su tutto. Ma non è detto – e qui sta il punto cruciale anche per Viareggio – che la fiera dimagrita sia la salvezza di Genova .
L’edizione 2013, quella che si apre domani, esaurisce il contratto fra l’ente fiera e l’Ucina, l’associazione confindustriale della nautica. Ovvero dal 2014, Ucina può andare dove vuole senza più legami con Genova.
Partita apertissima per chi vuol farsi avanti. E non c’è solo Viareggio fra le candidate, In caso di fuga da Genova ottime chance (a parte gli hotel) potrebbe avere Spezia.
Di sicuro Genova vive la fiera come un dramma. Era una sorta di bancomat. Quei dieci giorni di fiera fino al 208 sono stati un bengodi per tutti: hotel, ristoranti, taxi, bar, hostess, addetti alle pulizie, allestitori.
Lo scorso anno, invece, all’apertura i vigili scesero in sciopero, ma nessuno se ne accorse. Da tanto che il pubblico era scemato e con i visitatori anche il traffico in città.
A Genova ci saranno comunque Azimut, Fipa Maiora, San Lorenzo, Baglietto. Magari non con i megayacht come è accaduto a Montecarlo.
Di fatto, nella testa dei grandi costruttori di barche, Genova è già finita. E dopo Montecarlo molti sono già con la testa a Fort Lauderdale.
Al di là delle chance che può avere Viareggio, la caduta di Genova è gravissima. Perchè la fiera era l’occasione per vedere un gommone, portare il figlio appassionato di pesca a comprarsi la canna. Era anche un modo per scoprire il mare. Genova era, diciamo, così la vetrina dell’Italia in mare. Visitata dai sub professionisti come dagli studenti del corso comandanti del Nautico.
Oggi non è più così e bisognerà farsene una ragione.
Ma Viareggio dovrà anche correre in Liguria per studiare il dopo-Genova. Magari il sindaco capirebbe anche come i grossi nomi della nautica sono stufi delle condizioni del porto di Viareggio. A Montecarlo c’era l’assessore al turismo di Camaiore. Genova è più vicina. Potrebbero andarci in diversi dalla Versilia.
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