Gioco
Pierotti provoca i mondiali di ciclismo con una scultura choc
L’opera contro il doping collocata vicino al Ponte Vecchio a Firenze: 1.500 siringhe conficcate nel busto di un corridore
PIETRASANTA. Siringhe insanguinate, conficcate nel busto dell'atleta, come un pugno nell'occhio «all’ipocrisia e a chi si volta dall'altra parte per non vedere e combattere il male del doping». Il blitz nel primo mattino di ieri, andato in scena, a poche decine di metri da Ponte Vecchio, in piazza Santa Maria sopr'Arno, in una Firenze suggestionata dall'enfasi dei Mondiali di ciclismo, vede ancora una volta protagonista Stefano Pierotti, 49enne artista pietrasantino, dalla manualità pensante intrisa di talento e provocazione. Quel Muro contro l'omertà, collocato senza autorizzazione da un gruppo di artisti nel cuore pulsante di Firenze, fino al tardo pomeriggio di ieri, non era stato ancora rimosso.
«La nostra è stata un'azione di denuncia. Ho inteso proporre un'immagine forte chiamata a fare riflettere sul mancato rispetto dell' etica dello sport. In realtà questa scultura - realizzata in resina e metallo, altra 2 metri e 10 centimetri - inizialmente era stata pensata come simbolo degli stessi Mondiali di Firenze: scultura che inneggiava all'atleta che si liberava dalle catene del doping e che correva, vincendo, solo grazie alle proprie forze. Opera che però, per questioni ritengo economiche - sono venuti meno alcuni contributi inizialmente ipotizzati - alla fine è stata scartata. Nel frattempo la cronaca ci ha messo a conoscenza di nuove vicende spaventose, come il recente caso di Lance Armstrong: e così ho deciso di utilizzare la scultura per un altro motivo. Anche perché non c'è la volontà, da parte di chi governa il ciclismo, e non solo il ciclismo, di combattere veramente il doping, di punire chi fa ricorso a sostanze proibite dal buon senso e dalle regole per imporsi. Gli atleti che si dopano non vengono squalificati a vita, come doveroso, ma al contrario si applicano provvedimenti lievi, quasi a giustificarli per quanto di terribile hanno fatto e continuano a fare. Pessimo esempio per chi ama la purezza dello sport e per i bambini».
Il ciclista realizzato da Pierotti è circondato da un muro di siringhe, oltre 1500, a testimonianza di un abuso che non sembra conoscere limiti e decenza. «Le reazioni? Tanta curiosità: c'è chi ha fatto qualche domanda, chi ha fotografato, chi ancora ha scosso la testa e chi ha approvato la mia denuncia - precisa Pierotti -volevo evidenziare la presenza di una pratica malata e irresponsabile, qual è il doping. Spero di essere riuscito a fare riflettere: oltre il business e le tv, ci sono gli sportivi veri, ma anche l'inganno e la mancata tutela della salute delle persone».
Luca Basile
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