Sicurezza
Le due Versilie così diverse ma legate da un destino comune
Cinquecento anni fa il Lodo di Papa Leone X sancì il passaggio sotto Firenze di Forte, Pietrasanta, Seravezza e Stazzema
PIETRASANTA. Una, nessuna, centomila. Quanti volti, quante storie, quante anime questa nostra terra. Quanti nomi. E quante identità. La Versilia storica, che alcuni chiamano del fiume (ed oggi anche medicea), è la Versilia fiorentina erede dell’antico Capitanato di Pietrasanta, quella che a metà Ottocento Vincenzo Santini nei suoi Commentarii chiama “centrale” e lo scrittore Silvano Alessandrini più tardi definisce “madre”.
La Versilia lucchese. L'alta Versilia, distinta da quella che sta al livello del mare. La Versilia moderna che i turisti pressoché identificano con lo stretto nastro litoraneo di spiagge e di locali che corre da Torre del Lago a Vittoria Apuana. Una terra, un polmone, che nel respiro della storia si restringe e si dilata incessantemente con il trascorrere dei secoli, con il succedersi delle dominazioni, con il mutare delle alleanze, delle politiche e dei punti di vista, ora largheggiando su tutta la costa tra le foci di Magra e Serchio, ora chiudendosi nel piccolo territorio tra il mare di Forte dei Marmi e Pietrasanta e i monti di Seravezza e Stazzema. Bisognerà un giorno metterci d'accordo sul nome e sui confini della Versilia, perché l'incertezza genera incertezza e di fatto ostacola una visione unitaria e forte del territorio, una risposta unitaria e forte ai problemi comuni, un'azione unitaria e forte per lo sviluppo.
Il Lodo Papale. Ma intanto si celebra quest'anno - anzi proprio oggi - il cinquecentesimo anniversario del Lodo di Papa Leone X. Cioè della sentenza che il 29 settembre 1513 sancì il passaggio di "Pietrasanta, Motrone e loro pertinenze" dalla madrepatria lucchese al dominio mediceo. Una sentenza risolutiva, autorevole e inderogabile che mise fine a guerre e ad annose dispute tra città avversarie. Uno choc, una sconfitta, un trauma, per l'orgogliosa Repubblica di Lucca. Una decisiva prova di forza per Firenze, che in tal modo, complice un papa fiorentino (Giovanni de' Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico), si impossessò definitivamente di una terra ricca e di un porto strategico per i traffici commerciali del Mediterraneo.
Il perché delle celebrazioni. Ma perché celebrare il passaggio da una dominazione a un'altra? Perché dare una connotazione positiva, cinque secoli dopo, a quella che a tutti gli effetti fu una dolorosa separazione? Se lo sono chiesto i detrattori e gli scettici, ma anche gli amministratori comunali di Pietrasanta, Seravezza, Stazzema e Forte dei Marmi prima di dire sì alla proposta fatta loro più di un anno fa dalla sezione "Versilia Storica" dell'Istituto Storico Lucchese, cioè quella di salutare i cinquecento anni del Lodo con un ricco calendario di eventi. La risposta è stata che quegli eventi avrebbero dovuto essere caratterizzati dalla volontà non tanto (o non solo) di celebrare, quanto piuttosto di capire, di studiare, di riscoprire, di arricchire la consapevolezza della popolazione sulla comune matrice storica e, su quella matrice, costruire un nuovo futuro. Non è un caso che, in parallelo con le celebrazioni, le amministrazioni comunali interessate abbiano ripreso il confronto sull'ipotesi di unire i quattro enti in una nuova realtà amministrativa: il comune unico della Versilia. Un progetto ambizioso, il superamento di radicati campanilismi, un esempio di volontà unificatrice particolarmente significativo nell'epoca in cui, come dimostra il fallito progetto di revisione delle province, i localismi sembrano prevalere su ogni superiore ideale di buon governo e di bene comune. «Desideriamo che l'anniversario del Lodo di Papa Leone X favorisca la più ampia presa di coscienza da parte della nostra comunità sulle proprie origini, ma anche sul senso del proprio presente e del proprio futuro, sul significato di essere versiliesi che vogliono camminare e crescere assieme, sia come persone che come istituzioni», ha dichiarato in più occasioni Riccardo Tarabella, nominato dai sindaci alla guida del Comitato promotore delle celebrazioni.
Separati o uniti? È comprensibile che tutto questo abbia suscitato perplessità nei versiliesi "non medicei", l'amaro sospetto che dietro quella sbandierata volontà unificatrice si nascondesse in realtà una voglia matta di separatismo e distinzione. E invece è tutt'altro. Perché le celebrazioni del Lodo vogliono sì esaltare un'inconfutabile diversità e sottolineare una demarcazione storica e culturale, ma nella speranza che sull'altra sponda della Versilia si faccia presto la stessa cosa, si lavori alla ricostruzione di un'identità, di una storia e di un modello culturale in cui i cittadini di Viareggio, Camaiore e Massarosa possano riconoscersi e che faccia da collante, all'interno come all'esterno. Un modello diverso da quello mediceo, certo, ma ad esso complementare.
Oltre i confini. Intervenendo lo scorso agosto a Forte dei Marmi al talk show "Identità Competitive" inserito proprio nel calendario delle celebrazioni del Lodo di Papa Leone X il presidente della Fondazione Florens Giovanni Gentile ha insistito sulla necessità di aggregare e di fare sistema, di unificare e allargare i territori, di uscire dalla visione limitata in cui un Lodo di cinque secoli fa può rischiare di intrappolarci. Allo stesso modo, più recentemente e proprio su queste pagine, Giovanni Pieraccini ha fissato l'atto di nascita della Versilia - unita e bellissima - nell'esatto momento in cui, in simbiotica contemporaneità, seppur in completa autonomia, gli Stati di Lucca e di Firenze nel Settecento avviarono le grandiose bonifiche della costa. «Questa nostra Versilia nasce non da una pagina di divisioni e di lotte ma da una rara pagina unitaria di tutta la Toscana - ha scritto Pieraccini - ora siamo in una durissima crisi. Per uscirne occorre l'unità di tutti i comuni e di tutte le forze politiche e sociali». È, questa, una visione da condividere. Perché non nega le differenze, non disconosce l'originalità dei percorsi storici, non pretende una forzosa omologazione del territorio. Ammette l'esistenza di confini culturali, ma spinge affinché essi non tornino ad essere confini fisici, barriere invalicabili, muri. Se quel lontano Lodo di Papa Leone X servirà oggi a renderci consapevoli delle nostre ricchezze, a fornirci gli strumenti e a darci l'entusiasmo per comporre gli apparenti contrasti in utili armonie, allora potremo dire che quello fu uno dei più importanti atti unitari della nostra Versilia. Comunque la si voglia chiamare.
Niccola De Prà
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