Toscana
«Troppi controlli in porto» Grido d’allarme di un barista
Il gestore del “The Club”: non si lavora più e anche le barche ai lavori vanno via La protesta contro multe e procedimenti avviati sul locale di tendenza
VIAREGGIO. «Ogni due settimane c’era un varo, con un bel giro...Oggi con la crisi non è più così. Ed è finito anche il giro di chi veniva in banchina a lavorare. Troppi controlli in porto...». A parlare è Omar Bertolucci, gestore del “The Club”, bar attiguo al Club nautico, che ha compiuto dieci anni di attività. Locale di tendenza per l’ora degli aperitivi, soprattutto, ma molto gettonato anche a pranzo.
Omar ha deciso di metterci la faccia, come si dice, per raccontare «l’impossibilità di far girare l’economia a Viareggio». I controlli in porto, da qualche tempo a questa parte, sono una costante. E non solo quelli legati all’indagine avviata dalla Procura di Lucca, ma anche quelli della guardia di finanza. Ma fuori da barche e banchine, continua Bertolucci, «anche in un semplice bar lavorare è diventato impossibile. Non c’è sabato sera nel quale io non venga al lavoro con un “cuoricino” così. Ho cinque persone della sicurezza, ma penso sempre a quale multa andrò incontro questa volta...E guai se a qualche cliente viene in mente di muoversi un po’ più del solito...».
L’ultima sanzione è quella della polizia annonaria: 500 euro perché dopo mezzanotte si sentiva la musica all’estero fuori dal locale. «Due anni fa, poi - continua la protesta - sono arrivati dall’Ispettorato del lavoro, sono andati dritti dietro al bancone all’ora di punta dell’aperitivo, hanno bloccato tutti i dipendenti...È finita con 1.500 euro di multa perché il dj, che non era un mio dipendente, non era del tutto in regola con l’iscrizione all’Enpals. Multa che ho dovuto pagare il giorno dopo, perché altrimenti avrebbero chiuso il locale. Ma così non è possibile vivere: questa attività dà lavoro a 7 persone e ci sono volte che non si arriva davvero a far quadrare i conti». Non ha risparmiato il “The Club” neppure la guardia di finanza e l’Agenzia delle entrate. «Senza contare che si sono accaniti anche sulla gestione del bagno Guido, esperienza che abbiamo tentato due anni fa. Ci hanno contestato l’assenza di vie di fuga ed in quel caso c’era anche il penale. Alla fine quello che guadagniamo finisce tutto speso così. Senza contare l’affitto del locale, per il quale paghiamo 3.500 euro al mese e le bollette...Insomma, così non ce la facciamo ad andare avanti, in una città che dice di voler puntare sul turismo».
Grido d’allarme che la Darsena viareggina, nella quale si stato facendo spazio le nuove regole, rimbalza ormai da qualche settimana a più voci, istituzionali e non.
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