Il Tirreno

Versilia

In tre vanno in banca e li scambiano per banditi

di Claudio Vecoli
In tre vanno in banca e li scambiano per banditi

Falso allarme a Lido di Camaiore, mezz’ora di terrore per un ristoratore, un cuoco e un loro amico: «I carabinieri ci hanno bloccati. Poi si sono scusati»

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LIDO DI CAMAIORE. In tre, poco prima della chiusura al pubblico della banca, erano andati alla Cassa di risparmio di Carrara sull'Aurelia a Lido dove avevano appuntamento con il direttore per chiedere informazioni sull'apertura di un conto corrente bancario. In due – Mario Colombelli, gestore del ristorante del Ctl di Lido di Camaiore, e Antonio Melchionda, suo amico in vacanza in Versilia – sono entrati nella filiale. Il terzo - Piero Politano, cuoco del ristorante del Ctl – è invece rimasto nel parcheggio. Ma, probabilmente allarmati per la rapina messa a segno venerdì pomeriggio da tre uomini alla Cassa di risparmio di Lucca sul viale Colombo a Lido, qualcuno deve aver pensato che i tre potessero essere dei banditi ed ha dato l'allarme al 112.

Risultato: pochi minuti dopo sono arrivate a tutta velocità due macchine dei carabinieri che si sono piazzate all'esterno del piazzale-parcheggio. E quando i due uomini che erano entrati in banca sono usciti ed hanno raggiunto il terzo di fronte alla macchina, i carabinieri sono usciti allo scoperto e, pistola e mitra spianati, hanno fatto alzare le mani a tutti e tre e, dopo averli bloccati e immobilizzati, li hanno perquisiti.

Naturalmente – e la cosa è stata chiarita una mezz’ora dopo con tanto di scuse da parte dei carabinieri – si è trattato del più classico degli equivoci. Probabilmente dettato anche dall'allarme-rapine che si respira in questi giorni anche alla luce del colpo da novantamila euro che è stato messo a segno proprio a Lido di Camaiore alla Cassa di risparmio di Lucca.

Di certo, però, i tre involontari protagonisti dell'episodio non hanno affatto gradito l'equivoco. Sia per il comprensibile spavento che si sono presi in quegli attimi di grande tensione, sia perché i modi dei carabinieri (che ovviamente in quel momento non sapevano se i tre fossero o meno dei banditi veri) non sono stati particolarmente affabili.

«Siamo stati assaliti da quattro-cinque carabinieri con le armi spianate – racconta Antonio Melchioda – che ci hanno fatto alzare le mani intimandoci di non muoverci. Nel frattempo sono sopraggiunte altre pattuglie, anche in borghese, per un totale di una dozzina di carabinieri. Siamo stati per dieci minuti sotto il tiro delle armi e circa un'ora in attesa di essere “liberati” con oltre trenta persone che si erano assembrate all'esterno della banca e che scattavano foto e filmati di noi in ginocchio con la pistola puntata alla testa». Come in un film d’azione. Ma stavolta tutto era vero. Tranne i rapinatori.

@ClaVecoli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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