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Versilia

Ecco il dispositivo per salvare i bambini dimenticati in auto

Ecco il dispositivo per salvare i bambini dimenticati in auto

L’invenzione brevettata dal pittore artigiano Vanalesta: «Mai più tragedie come quella dell’estate scorsa»

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FORTE DEI MARMI. A sfogliare i giornali o le pagine della Rete c’è da rabbrividire, perché quello dei bambini piccoli dimenticati in auto dai genitori troppo distratti è ormai una pietosa via crucis fatta di lutti dolorosi quanto evitabili. E non si pensi che sia un fenomeno solo italiano perché le statistiche sono in ascesa perfino negli Stati Uniti. Un dramma, quello dei bimbi lasciati in preda al calore delle vetture che si trasformano sotto il sole e con il passare delle ore in scatole mortali, che ha iniziato a palesarsi con insistenza dopo il varo delle norme che richiedono che i bambini vengano assicurati al seggiolino nella parte posteriore dell'auto. Com’è noto, infatti, il nostro codice della strada prevede che i passeggeri di età inferiore ai 12 anni e di altezza inferiore a 1,50 siano agganciati a un sistema di ritenuta omologato, adatto al loro peso e alla loro statura.

A lanciare l’allarme e a chiedere di fare qualcosa in concreto per evitare queste tragedie familiari fu fin dall’inizio dell’estate il papà di Luca Albanese, il bimbo di due anni morto a Piacenza perché dimenticato in auto per otto ore sotto il sole. E proprio lui su Facebook con il gruppo “Mai più morti come Luca”, lanciò la proposta di legge per rendere obbligatorio su tutti i veicoli un dispositivo sonoro che avverta il conducente che scende dall’abitacolo della presenza di altre persone in auto, in particolare di bambini sui seggiolini posteriori, proposta che raccolse in poche ore migliaia di adesioni.

«Fu proprio questa vicenda amarissima a farmi riflettere» spiega oggi Carlo Alberto Vanalesta, classe 1939, pittore e maestro di vetrate artistiche realizzate in tutto il mondo, ma con un pallino per la creatività tecnologica e le invenzioni. «Fui talmente sconvolto dalla storia di Luca che scrissi anche ai familiari, ma soprattutto mi misi a pensare come risolvere il problema, con il solo ed unico scopo di contribuire a evitare il ripetersi di questi casi».

Nasce così il suo “Memory Salva bebè” un dispositivo molto semplice e quindi anche di basso costo: «Non ho la pretesa di aver inventato nulla, solo di aver creato uno strumento facile, di semplice realizzazione e quindi di basso costo, ma soprattutto funzionante alla perfezione». E per mostrarci che con il suo kit non c’è possibilità di dimenticarsi più nessuno in auto, Vanalesta lo ha montato direttamente sulla sua vettura. Il seggiolino per bambini è di quelli omologati e in vendita da tempo, ma la novità sta essenzialmente nei sensori inseriti negli attacchi delle cinture di sicurezza che sono collegati ad un segnale luminoso posto proprio accanto al blocchetto di avviamento della vettura. «È così impossibile non vedere accesa questa spia rossa sfilando le chiavi – illustra Vanalesta – ma non è tutto perché aprendo la portiera per scendere, il guidatore sentirà un allarme sonoro, che in futuro potrebbe diventare anche un vero e proprio messaggio vocale di avvertimento, che ricorda la presenza sul seggiolino posteriore di un bambino. E se nonostante questi avvisi tirerà dritto, c’è sempre un dispositivo luminoso che richiamerà all’esterno l’attenzione di chi transiti nelle vicinanze della vettura inducendolo a chiamare soccorsi per l’eventuale bimbo dimenticato. Il principio è semplice ma funzionante alla perfezione anche in questo prototipo».

Il “Memory Salva bebè” è stato naturalmente brevettato e sarà realizzato presto sotto forma di kit che potrà essere fatto installare da un elettrauto o da un meccanico» continua Vanalesta. Quello che questo eclettico artista-inventore che già 35 anni fa accendeva le lampadine sul pontile di Forte dei Marmi con il moto delle onde sorvola è che sono in corso contatti con varie aziende specializzate, anche se non viene escluso nemmeno l’avvio di una produzione in Versilia. «Vorrei che chi ha un bambino - conclude - riflettesse su questi rischi e corra ai ripari; per quanto mi riguarda non è certo lo sfruttamento economico dell’idea ad animarmi, ma la possibilità che questi drammi familiari e sociali non si ripetano più».

Franco Angelo Calotti

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