Il Tirreno

Versilia

Bruciati alle slot machine 140mila euro al giorno

di Alessandro Bartolini
Bruciati alle slot machine 140mila euro al giorno

Nelle oltre mille macchinette sparse in città si punta la maggior parte delle somme che vengono spese quotidianamente per tentare la fortuna

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VIAREGGIO. A Viareggio si scommette su tutto. Si puntano un sacco di soldi. Se ne perdono altrettanti. Ce n’è per tutti i gusti in questo grande luna park. Nel giro di un paio d’anni sono spuntate come funghi almeno dieci agenzie di scommesse sportive, sparse in ogni quartiere. Rimane poi il classico gioco del Lotto e SuperEnalotto. I Gratta e vinci sono stabili al terzo posto nelle preferenze dei viareggini, e si stanno facendo sempre più strada le scommesse on line. Ma sono le slot machine le vere sanguisughe di portafogli sempre più vuoti. Ce ne sono più di mille in città (il numero preciso non sono in grado di confermarlo nemmeno all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli), disseminate in 261 esercizi autorizzati a tenerle: tra bar, tabaccherie, edicole e sale giochi. In media ce ne sono quattro in ogni attività.

Soldi bruciati. Sono tanti i soldi macinati tutte le volte che si schiaccia il pulsante e il rullo colorato inizia a girare. Ogni giorno vengono bruciati 140 mila euro: una singola macchinetta – in media – mangia 100 euro ogni 24 ore. Basta moltiplicare per 365 giorni e i milioni spesi all’anno si trasformano in 50 (calcoli in base ai dati Agicos 2012).

Slot vecchie e nuove. Ma queste sono stime fatte con numeri ufficiali. C’è poi un sottobosco di illegalità difficile da scovare. In giro sarebbero sopravvissute vecchie slot non allacciate alle reti dei gestori e dunque non controllabili dallo Stato. Apparecchi che inghiottono soldi a nero, costruiti prima del 2008, l’anno in cui sono state messe in commercio le mangiasoldi di nuova generazione: le new slot, controllate dal Monopolio, nelle quali è possibile inserire un euro per volta e dove se ne possono vincere al massimo 100 in ogni singola partita. Nei bar e nelle sale giochi corrono poi teorie e trucchi più o meno infallibili per riuscire a fare il colpo grosso della giornata. Voci da bar, appigli per giocatori incalliti, ma niente di sicuro.

Malati di gioco. Di sicuro c’è solo il numero di persone che si presentano all’ambulatorio per il gioco d’azzardo patologico per curarsi: venti solo quest’anno, cinquanta dal 2010. «Un numero in continuo aumento», racconta la dottoressa del Sert di Viareggio Mirella Aglietti. Messo su tre anni fa con pochi soldi, l’ambulatorio ha sede a Camaiore al vecchio ospedale e offre assistenza e supporto contro la dipendenza dal gioco d’azzardo, la ludopatia. Sulla quale non esiste ancora un’indagine conoscitiva a livello territoriale, e quindi i dati certi sulla diffusione di questo fenomeno a Viareggio e in Versilia scarseggiano. Ma anche senza uno studio scientifico il lavoro dell’ambulatorio va avanti dal 2010 garantendo interventi di tipo psicologici, sociali e sanitari rivolti agli utenti e alle loro famiglie. Le persone in cura appartengono a una fascia di età alta e sono soprattutto uomini. «Il percorso che queste persone intraprendono è complesso, – spiega la dottoressa Aglietti – raramente chi gioca si rende conto di essere un malato e si rivolge a noi in maniera spontanea».

Famiglie decisive. Solo grazie alle famiglie, che in molti casi vedono buttare risparmi e stipendi nelle slot machine, i giocatori vengono convinti a intraprendere un percorso di cura. Che però spesso viene interrotto sul nascere: «perché la ludopatia non è riconosciuta da chi ne soffre come una malattia vera e propria». Per dare una mano a chi non ha il coraggio di chiederla, l’Asl, insieme a Comune, Polizia e altri soggetti ha aperto il sito: www.nonaffogarenelmaredelgioco.net, dove è possibile capire se si è dipendenti compilando un questionario anonimo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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