Il Tirreno

Versilia

«Affari d’oro con gli ormeggi illegali»

di Donatella Francesconi
«Affari d’oro con gli ormeggi illegali»

La testimonianza: quel giorno che un marinaio della Capitaneria si presentò a bordo e trovò un magistrato che scrisse in Procura

3 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Gestione delle banchine alla Viareggio porto che andava privatizzandosi - e siamo tra 2006 e 2007 - come elemento di «moralizzazione della gestione delle banchine». L’inchiesta della Procura di Lucca (pm Fabio Origlio) in porto un primo effetto l’ha già avuto: del quadro di illegalità che ha portato alle indagini si fa, oggi, un gran parlare. La scelta di una Viareggio porto che governasse Darsene e approdi - ci racconta un interlocutore che teniamo anonimo per l’esigenza di proteggerlo - «era per dare un segnale alla Capitaneria che non si poteva permettere di fare quello che aveva fatto fino a quel momento lì».

Che le indagini sono arrivate alla Capitaneria è una certezza, pur in un quadro che solo la chiusura delle stesse potrà definire. Tanto che il comandante Pasquale Vitiello, che da pochi giorni è a Genova, l’ha ammesso nell’intervista rilasciata al “Tirreno” nel giorno del passaggio di consegne.

Ma cosa faceva la Capitaneria che non dovesse essere fatto? Lo racconta ancora il nostro interlocutore, figura che mastica di porto e di politica. La storia riguarda la banchina di via Coppino, all’altezza della pesa pubblica: «È destinata alla Capitaneria per usi militari - così la testimonianza - . Ma quante motovedette si vedono lì? Una mattina successe che passai di lì e vedi tutto vuoto: pensai che alcune sollecitazioni che erano state date per mettere ordine avessero avuto effetto. Invece, cosa era successo? Che un marinaretto era andato su queste barche a riscuotere, perché lì erano tutti gli amici degli amici... ma ebbe la sfortuna di trovare non il proprietario della barca, ma un amico dello stesso che era procuratore in una Procura diversa da quella di Lucca. “Lei cosa riscuote qui, con la divisa?”, fu la reazione. Seguita da una lettera in Procura. Il giorno dopo su quella banchina non c'era più nemmeno una barca.

Il quadro descritto, quello per cui «c'erano e ci sono tutt'ora delle situazioni che sono fuori da qualsiasi regolarità», si arricchisce di cifre ben più pesanti di quelle che abbiamo ascoltato giorni fa a bordo banchina: «Dai 200 ai 400 euro al nero al giorno pagati a chi ha solo la concessione per la fornitura d’acqua». Il nostro interlocutore usa parole forti, parlando di «balzelli ed intrallazzi». Ed indica ancora casi precisi: «Chi non ha alcun titolo esiste sempre e se fai i conti con venti barche di grosse dimensioni che si fermano tutto l’anno danno un incasso minimo di un milione e mezzo l’anno, al nero. Si sta ragionando di queste cifre qui».

Un “sistema” che accumulava profitti sotto gli occhi di tutti, senza che nessuno battesse ciglio. C’è chi dice - come abbiamo pubblicato in questi giorni - che ciò facesse “comodo” anche ai cantieri navali: «I cantieri lo subivano - argomenta il nostro interlocutore -. Perché hanno comunque rapporti con la Capitaneria e non vogliono guastarseli. Accettavano e accettano la situazione che però non piace».

I cantieri non parlavano ed i comandanti neppure, dunque: «Tutti quelli che venivano qui, al di là che fossero viareggini e gli facesse comodo restare a casa, quando uscivano dicevano “va beh, io lì ci sto il minimo indispensabile”. Questa non è accoglienza ma, appunto, imposizione di balzelli».

Un clima dentro il quale uno dei momenti di tensione più alti - ci viene ricordato - si ebbe nel gennaio dello scorso anno. Quando l’allora segretario del Pd versiliese - in un articolo del “Tirreno” - parlò di un «intreccio tra livelli istituzionali, settori economici e Capitaneria all’interno del Comitato portuale che rischia di riconsegnare un ruolo significativo e decisionale, sulla programmazione e gestione degli ambiti portuali, a quelle due componenti che hanno malgovernato il porto negli ultimi decenni, concessioni demaniali comprese». «Fu chiesto - ci viene ricordato - di ritrattare». E a spingere in questo senso non furono le ultime ruote del carro...

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa