Il Tirreno

Versilia

Balneari tra rabbia e paura «Costretti a togliere tutto»

di Matteo Tuccini
Balneari tra rabbia e paura «Costretti a togliere tutto»

Con la messa all’asta delle concessioni le spiagge non avranno più lo stesso volto Gli stabilimenti dovranno rimuovere tutte le strutture che non sono dello Stato

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VIAREGGIO. «Quello che c’è ora dovremo portarcelo via. Rimarranno solo qualche piscina e qualche edificio di proprietà dello Stato. Noi moriremo, ma anche la Versilia finirà per sempre». Sono apocalittici, e non potrebbe essere altrimenti, i toni usati dai balneari in questi giorni su Facebook e nelle riunioni in cui si discute il da farsi.

La categoria è divisa tra rabbia e paura. Nella testa del Governo, che non pare aver fatto alcun passo verso gli operatori - nonostante le estemporanee rassicurazioni di alcuni politici di centrodestra - c’è un progetto ambizioso. Ridisegnare la linea di costa, mettere a gara le concessioni demaniali per la gestione degli arenili con sdraio e ombrelloni e vendere ai privati la parte lato monte, quella dove sorgono le strutture. Anche in questo caso - chiariscono i tecnici dell’Agenzia del Demanio - bisognerà comunque procedere a una messa a gara con evidenza pubblica dei terreni. Insomma: gli stabilimenti balneari attuali saranno affettati e la prospettiva, per i concessionari, è la perdita dell’intero investimento fatto in tutti questi anni.

Inoltre, nessuno tra i rappresentanti dell’Esecutivo ha ancora chiarito se la proroga delle concessioni al 2020, decisa da una legge dello Stato, rimarrà tale o verrà messa in discussione. È questo un aspetto fondamentale per capire se e come muoversi anche da un punto di vista legale.

Carlo Alberto Carrai, assessore a Camaiore e titolare di uno stabilimento a Lido, la vede così: «È in atto un progetto di distruzione del sistema turistico versiliese che non può lasciarci indifferenti. Anche chi non sopporta i balneari, ma lavora comunque con i turisti, deve farsi questa domanda: vale la pena spazzare via tutto quello che c’è ora, che rappresenta una tipicità unica, per aprire un mercatino low cost dell’ombrellone che si trova ovunque nel mondo? Mi domando poi che senso abbia dare in gestione una spiaggia per 6 anni, convincendo gli imprenditori a non investire più».

Emiliano Favilla, leader della categoria, si augura che prevalga la consapevolezza che una riforma del genere «è come un’autostrada complicatissima da costruire e da seguire. Lo Stato non conosce, o conosce poco, il sistema economico che si è creato qui in Versilia e altrove. E non sa che, se scattano le aste, noi siamo costretti a portarci via tutto ciò che è di proprietà nostra e non pubblica. Il risultato sarà che la costa diverrà un deserto alla mercè di qualsiasi speculatore. In Darsena, ad esempio, potrebbero costruire un villaggio vacanze. Che bel passo in avanti, per il nostro turismo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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