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Azimut: serve un confronto sul nuovo regolamento

VIAREGGIO. «Sedersi intorno ad un tavolo per discuterne», pur partendo dal fatto che il Regolamento messo a punto dall’Autorità portuale per gli approdi alle banchine lavori è «un tentativo di fare...

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VIAREGGIO. «Sedersi intorno ad un tavolo per discuterne», pur partendo dal fatto che il Regolamento messo a punto dall’Autorità portuale per gli approdi alle banchine lavori è «un tentativo di fare qualcosa». La proposta arriva da Vincenzo Poerio, amministratore delegato di Benetti. I cantieri si sono ritrovati a fare i conti all’improvviso con le nuove regole e la tua tempistica di stazionamento (due mesi, rinnovabili per lo stesso periodo). E al Regolamento - così si dice - vanno prese le misure. «Un po’ di aggiustamento ci voleva - è l’opinione di Francesco Guidetti, patron del marchio “Fipa” - perché c’era molta anarchia. Certo: due mesi per fare i lavori non è comodo. Ma poi sono due mesi rinnovabili...».

Il Regolamento che sta muovendo i primi passi in porto è già nell’occhio del ciclone. Con qualche comandante che lamenta di essersi sentito dire “devi andare via” dall’Autorità portuale. Al punto di avere anche protestato con la Capitaneria, competente per tutto ciò che riguarda la sicurezza in mare.

Fabrizio Morelli, segretario dell’Autorità portuale, smentisce duramente: «Non ho fatto niente di tutto questo. E mi sembra che ci sia invece chi vuole creare tensione gratuita. Abbiamo già rilasciato le autorizzazioni, tutte per barche ai lavori. Questo non toglie che il Regolamento potrà essere migliorato».

Tra le proteste, oltre alla contestazione dell’inadeguatezza del periodo limitato di permanenza in porto, anche quella relativa all’esigenza di barche che non hanno necessità di fare lavori a bordo, ma che chiedono ugualmente di stazionare in banchina. «Chi ha questa esigenza - spiega Morelli - è in posizione di subordine rispetto a chi chiede l’autorizzazione per effettuare i lavori». Il bisogno di stazionare, al di là delle necessità di manutenzione delle barche, deve essere oggetto - Morelli lo sottolinea con forza - «di revisione dell’utilizzo delle banchine in sede di Piano regolatore portuale». E qui si apre un bel “capitolone” in materia di futuro del porto e relativi appetiti.

Le barche vanno via: è l’allarme che radio banchina non fa che rilanciare. E con le barche se ne va il giro di affari che i comandanti garantivano con i budget affidati loro dagli armatori. «Nessuno va via - è la risposta di Morelli -. Ferma restano la funzione prioritaria che ha lo stazionamento sulle banchine lavori: consentire le operazioni di refitting in mare».

Un banco di prova delle nuove regole sarà l’autorizzazione che Autorità portuale (con il nullaosta della Capitaneria) si ritroverà a dover esaminare nel caso del “Red”, la bella imbarcazione d’epoca arrivata ieri e ormeggiata alla banchina “Pasquinucci”, come sempre.

Le barche non sono macchine, si dice in porto, e spostarle o farle uscire una volta entrate non è come far fare manovra ad un autobus. Il rischio è che - nella fase che tutti definiscono di sperimentazione (Morelli per primo) - il Regolamento finisca per provocare più di un attrito tra Enti con competenze diverse in ambito portuale.

«Il problema in questo Paese - è l’opinione di Vincenzo Poerio - sono i percorsi tortuosi che si percorrono per raggiungere gli obiettivi». (d.f.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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