Sicurezza
Quegli archivi carichi di storia
Viaggio nel palazzo di giustizia tra i fascicoli oggi abbandonati
VIAREGGIO. “La legge è uguale per tutti”, è scritto alle spalle degli avvocati, dei sindaci e dei politici che alternano gli interventi. Tutti sono contro il trasferimento del Tribunale a Lucca. Tutti ricevono la propria dose di applausi. Fuori dall’aula delle udienze, lontano dalla protesta, la decisione sembra già irreversibile. L’ala del Tribunale che dà sulla via Marco Polo è un labirinto spoglio e deserto, rimangono solo gli avanzi di quelli che poco fa erano uffici e aule: il cuore della Giustizia in Versilia. Rimangono qualche poltrona e qualche scrivania. Dei computer non c’è più traccia, imballati e spediti via. Cartine di snack e bottigliette d’acqua piene per metà sono stati lasciati su qualche tavolo: il fermo immagine dell’ultimo giorno di lavoro. C’è già polvere e odore di stantio intorno. Gli scatoloni imbottiti di scartoffie sono l’unico arredo dei chilometrici e freddi corridoi. Il nastro adesivo blu sigilla gli armadi in ferro, pronti davanti alle entrate per essere caricati. Da martedì scorso, e per tutta la settimana, si è lavorato per traslocare armi e bagagli a Lucca e da lunedì si ricomincia. Ma non tutto verrà trasferito. Una parte di Tribunale rimarrà qui, non si sa per quanto, forse per cinque anni, perché a Lucca non hanno spazio a sufficienza. È l’archivio, custodito nella pancia del palazzo. Un seminterrato buio e angusto, un groviglio stretto e umido di corridoi affollati di scaffali pieni zeppi di faldoni e incartamenti.
Qui sotto, dal 1987 - quando gli uffici della Pretura poi del Tribunale vennero trasferiti al Marco Polo - , vengono raccolti e archiviati tutti i procedimenti penali e civili celebrati a Viareggio e Pietrasanta (quando ancora aveva sede la Pretura). Si rischia di perdersi, perché dietro ogni porta si nasconde un’altra stanza che straborda di mobili e armadi dove sono incastonati chili di tomi ingialliti, sigillati da pezzi di nastro ingrigito che a toccarlo si sgretola. A scorrere le date appuntate sopra, si scivola indietro nel tempo, da oggi fino al 1946, e viene la voglia di leggere una delle migliaia di storie chiuse qui dentro.
Da domani tutto questo se ne starà qui, abbandonato a se stesso, in attesa che qualcuno trovi una sistemazione per questo prezioso materiale.
Alessandro Bartolini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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