Sicurezza
Il vecchio mercato ittico andrà alla Viareggio porto
Quote societarie in vendita per una società ampiamente ricapitalizzata Il sindaco Betti chiude l’accordo con Ferragamo: rate più leggere e fino al 2018
VIAREGGIO. Una «nuova e diversa gara» per la vendita di azioni della Viareggio porto: non quella a due, come indicata dalla sentenza del Consiglio di Stato datata 2009, ma quella vera da tenersi nel 2015. Una gara - ha spiegato ieri mattina il sindaco Leonardo Betti, illustrando la transazione con Ferragamo, ex socio privato, che viene spostata fino al 2018 (come anticipato dal “Tirreno”) - che vedrà in vendita una nuova Viareggio porto. «Patrimonializzata - è l’idea di Betti - per esempio con il conferimento dell’area del mercato ittico». Quello datato primi anni Ottanta, ancora in funzione fino a che quello nuovo non sarà terminato, insistente sull’area denominata Umi2 a lungo nel Piano delle alienazioni del Comune per una cifra pari a 7 milioni di euro. Da sommare ai quasi 3 della Umi1, area attigua e terreno del contenzioso ancora aperto in Tribunale con Perini Navi.
Una nuova gara per una Viareggio porto tutta nuova, anche dal punto di vista degli scopi sociali. Il vecchio mercato ittico, infatti, ha destinazione a cantieristica nel Regolamento urbanistico rimasto in sospeso. Perché mai la Viareggio porto dovrebbe mutuare questa destinazione lo spiega il presidente della società partecipata, Giovanni Giannerini: «Ma se ci posso fare un po’ di refitting, che problema c’è?». Insomma, la Viareggio porto si proporrebbe sul mercato con un volto tutto nuovo, decisamente più appetibile: «A quel punto si procederebbe con una gara di respiro europeo - continua il presidente - e magari torna anche Ferragamo...».
L’ex socio privato, con la società “Marina Viareggio Spa” alla quale partecipa anche il Consorzio Etruria, intanto deve ancora dare la risposta formale - come spiega il sindaco Betti - «ma l’accordo di massima c’è». Così strutturato: 568.689 euro nel 2013, 1 milione nel 2014, 2,5 milioni nel 2015, 3 milioni nel 2016 e altrettanti nel 2017, 1,5 milioni nel 2018. «A questo punto - continua il primo cittadino - abbiamo quasi un anno e mezzo per onorare le rate economicamente più onerose. Scampando alla proposta di transazione ereditata dal commissario prefettizio che Betti definisce come «insostenibile» per le casse del Comune.
Betti non esclude neppure - e l’ha detto esplicitamente ieri mattina - di «valutare se ci siano responsabilità amministrative in quanto su questa vicenda il Comune, e quindi tutti i viareggini, hanno speso mezzo milione di euro tra advisor e commissari». Quello che emerse già all’epoca della sentenza del Consiglio di Stato fu, però, che nel contratto che l’amministrazione Marcucci stipulò con l’advisor scelto per la gara di vendita del 48% delle azioni della Viareggio porto non fu inserita (misteriosamente) la clausola di rivalsa. «Chi ha fatto la gara - insiste Betti - ha compiuto degli errori amministrativi». Errori che il Consiglio di Stato imputa esplicitamente alla commissione di gara. Formata da tre professori universitari e dall’allora direttore generale del Comune, Mauro Lucchesi.
I tempi per la chiusura dell’affare Ferragamo - conclude il sindaco che rivendica a se stesso il raggiungimento dell’intesa - sono così definiti: «In Giunta la prossima settimana e poi in Consiglio, una volta ottenuti i pareri necessari». Il consiglio sulla vicenda è già fissato per il 23 settembre: sarà confermata la data?
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