Il Tirreno

Versilia

Tribunale, ultimo giorno: la protesta

di Donatella Francesconi
Tribunale, ultimo giorno: la protesta

Gli avvocati si sono dati appuntamento, vestiti della toga, per questa mattina alle 10,30 davanti alla sede distaccata

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VIAREGGIO. L’appuntamento è alle 10,30 di oggi davanti all’ormai ex sezione distaccata del Tribunale: gli avvocati, che hanno promesso di arrivare indossando la toga, danno l’addio definitivo alle udienze nel palazzo inaugurato il 31 gennaio del 1987. D’ora in poi si va a Lucca. Autostrada, benzina, parcheggio a pagamento: per i legali, ma ancor più per i cittadini di Viareggio e della Versilia, che perdono il presidio di giustizia riconosciuto fin dal 1548. Nel dopo Unità d’Italia Viareggio vide confermata la Pretura civile e penale, la cui sede dal 1917 al 1934 sarà in piazza San Francesco, per poi tornare nella stessa zona di città nel 1963.

Una lunga storia, insomma. Che oggi viene interrotta dalla decisione del Governo Monti che il Governo Letta non ha modificato: Viareggio senza Tribunale e Lucca con un Tribunale che rischia di scoppiare. «Abbiamo fatto un conto - spiega l’avvocato Riccardo Carloni , presidente della Camera penale - e tutte le aule dell’edificio di via Galli Tassi lavoreranno ogni giorno, a pieno regime».

Uno scontro che è “fisico”, nel senso degli spazi da dividere e da un servizio che viene meno in città, ma anche “morale”. L’anima burrascosa dei viareggini, città che vive problemi sociali ben più pressanti di quelli di Lucca, si riverserà nel “tempio” della giustizia lucchese, in tutte le sue forme. E sarà inevitabilmente anche “scontro” di culture, non solo giuridiche.

C’è poi un aspetto più personale che molti avvocati, tra i meno giovani, hanno voluto sottolineare in queste settimane da lungo addio. Alla costruzione della nuova Pretura, diventata poi negli anni successivi sezione distaccata del Tribunale, lavorò con successo Paolo Barsacchi, senatore socialista che di Viareggio è stato sindaco. «L’opera che oggi si inaugura - sono le parole del pretore Angelo Massimo Maestri (dal volume “Il nuovo palazzo della Pretura di Viareggio”, a cura di Corrado Benzio) - si deve sostanzialmente a lui, che la volle con la sua proverbiale tenacia e per essa si battè ostinatamente in tutte le sedi competenti, sia a Roma che altrove».

Barsacchi, nel 1980, presentò la proposta di legge per l’istituzione del Tribunale della Versilia. Una richiesta che era stata avanzata dagli avvocati versiliesi già nel 1950: riuniti in assemblea plenaria nel palazzo della Pretura, il 21 marzo 1950, nominarono una apposita commissione, nelle persone degli avvocati Umberto Pellegrinetti, Giuseppe Gattai, Adolfo Giusti, Giannetto Guardone, Lino Pellegrini e Tito Nencini. Che così raccontano Viareggio in un comunicazione inviata al ministro di grazia e giustizia: «La Versilia ha delle particolari caratteristiche che la differenziano dal restante della Provincia di Lucca. La stessa popolazione, animata di accentuato dinamismo in ogni sua forma di attività ha una sua particolare natura che molto la distacca dall’indole e natura della popolazione che vive nella ricca piana lucchese».

Un anno dopo la presentazione, il progetto di legge di Barsacchi passa dal Consiglio superiore della Magistratura che approva l’idea ma ne rinvia l’applicazione. Quando la struttura viene inaugurata la speranza non è persa. I pretori di Viareggio Michelangelo de Cristaforo, Domenico Cupido, Alessandro Gini ed Angelo Maestri, nel giorno dell’inaugurazione, salutano così la nascita dell’edificio che oggi chiude i battenti per la funzione originaria, destinato ad accogliere uffici comunali o il comando della polizia municipale: «La nuova Pretura è di tutti, e poiché tutti l’hanno voluta per tutti è sorta. E noi l’occuperemo a nome di tutti e l’onore che ci è toccato ci riempie di orgoglio, perché sappiamo che rappresenta la fiducia del popolo di Viareggio, Camaiore e Massarosa nella giustizia da noi amministrata».

Costerà, cifra finale, 7 miliardi e 200milioni di lire, più del previsto e con molte modifiche. La storia successiva racconta che la realizzazione del nuovo palazzo della giustizia versiliese scaraventa Viareggio nella bufera di “mani pulite”. Quasi una riprova di quella complessità del sistema civile, economico e giudiziario di questa terra.

Che oggi si vede portare via un altro pezzo di città. Senza che la città - questo è il dato più triste - abbia battuto ciglio. Tanto che, alla manifestazione di oggi, non hanno aderito i sindaci della Versilia, a supporto del collega Leonardo Betti. Mentre in altre realtà d’Italia - una per tutte Rossano Calabro - amministratori, cittadini e avvocati hanno sfilato insieme e bloccate strade, con una protesta che ieri ha impedito il trasloco della sezione distaccata, con rinvio a lunedì.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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