Il dolore
Con Ferragamo debito fino al 2018
La proposta di nuova transazione ed i progetti da rivedere per gli approdi della Viareggio porto
VIAREGGIO. Ottocentomila euro per il 2013 e altri 800mila nel 2014: invece del milione e mezzo concordato dal commissario prefettizio per l’anno in corso e 5 milioni per quello successivo. Sono i contenuti della nuova transazione con Ferragamo, ex socio privato della Viareggio porto, come da proposta dell’amministrazione Betti. Transazione rivisitata che prevede anche la nuova gara entro il 2015: così da saldare una sorta di “maxi rata” finale una volta piazzate le azioni della società partecipata. In ballo ci sono dieci milioni da restituire fin dal lontano 2009. Un appuntamento al quale Viareggio si presenta con l’ennesimo rinvio. Di fronte al quale la società “Viareggio Marina Srl” non ha ancora comunicato la propria posizione. Scelta non facile. Perché nella cordata di imprese che nel 2007 si affacciò alla gara per la parziale privatizzazione della Viareggio porto figura il Consorzio Etruria, oggi in situazione di concordato preventivo. Il che significa che non risponde solo al proprio consiglio di amministrazione.
Perché, insomma, l’ex socio privato dovrebbe accettare la nuova proposta, comprendente la diluizione del debito fino al 2018? Perché - mormora radio-Municipio - non ha alternative: il Comune è a “secco” ed il rischio del non accettare la nuova transazione è comunque di non vedere più un euro. Ma basta questo ad un’impresa (anzi, a più imprese) per non pretendere ciò che è dovuto? Forse sì - racconta ancora radio-Municipio - «se qualcuno è stato bravo a mettere nero su bianco la transazione nei giusti termini».
Gara nel 2015, dunque: prima quella a due (ma i soggetti che si sono affrontati al Consiglio di Stato non sarebbero più interessati), poi la gara vera e propria. Per recuperare i dieci milioni, con un progetto diverso da quello del 2007 ed una percentuale maggiore di Viareggio porto da privatizzare. «Era un progetto che non stava in piedi economicamente», dice la sua Giovanni Giannerini, oggi presidente della Viareggio porto (all’epoca del bando di gara la presidenza era nelle mani di Stefano Maestrelli, anche lui esponente del Pd come Giannerini). Perché la previsione era di costruire il nuovo approdo al Triangolino «e poi spostare lì le barche della Madonnina per realizzare anche qui il nuovo approdo. Per chi avesse messo in atto l’intervento questo avrebbe significato dover investire e attendere cinque anni minimo per iniziare a far fruttare l’investimento fatto».
L’idea intorno alla quale Giannerini immagina un nuovo progetto è diversa: approdo per le barche grandi al Triangolino con ingresso immediato a fine lavori. E, per la Madonnina, «una riqualificazione, attraverso un pontile rigido verso l’avamporto». Con le 250 barche della nautica cosiddetta “sociale” destinate a restare alla Madonnina. Ed un’idea che spunta nuova di zecca: vendere i posti barca.Anche se in giro, nei porti vicini, non si batte un chiodo su questo fronte.
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