Il dolore
La Fiom: ancora cassa integrazione per Fipa
Il segretario Pocai annuncia che l’azienda ha richiesto la proroga degli ammortizzatori per 90 operai
CANNES. ll periodo dei grandi saloni nautici è fondamentale per il futuro del settore. E il lavoro di molti operai dipende dalle delicatissime trattative in corso tra potenziali armatori e aziende. Intanto il segretario provinciale della Fiom lancia l'allarme. «Abbiamo appena avuto un incontro con Fipa - afferma Pocai - e l'azienda è interessata a portare avanti la cassa integrazione per 90 dei suoi 130 dipendenti». Pocai conferma che nelle prossime settimane ci saranno incontri con Azimut e Perini (in quest’ultima azienda sono già attivi contratti di solidarietà da aprile) per valutare le varie situazioni. Ma se non arriveranno nuove commesse, il rischio è che per molti lavoratori arrivino richieste di ammortizzatori sociali.
«Sarebbe un disastro - aggiunge ancora Pocai - anche perché su 3000-3500 lavoratori del settore, circa 2500 sono state interessate da ammortizzatori sociali. Non ci sono soltanto le grandi aziende, ma anche tutte le ditte dell'indotto e dei subappalti. Purtroppo al momento non ci sono segnali di ripresa imminente e le imprese hanno difficoltà a stilare piani industriali precisi in questa incertezza».
Pocai insiste sulla necessità di unire le forze imprenditoriali per evitare la frammentazione. E chiede anche che le aziende investano sulla innovazione di prodotto per attrarre nuovi clienti. «L'esempio di Benetti è importante - spiega ancora Pocai - hanno 2-3 modelli nuovi sul mercato. Ma senza nuovi contratti le difficoltà sono inevitabili, soprattutto per le imbarcazioni sotto i 30 metri. Le aziende costruiscono con proprie risorse e appoggiandosi alle banche, il rischio è forte». Basti citare come esempio il caso dell'incendio avvenuto nei giorni scorsi nelle darsena Morosini di Livorno, che ha semi-distrutto una barca da 34 milioni di euro: lo scafo è stato recuperato e aggiustato ma - anche se la barca sarà comunque consegnata all'armatore - i profitti sono sfumati.
Poi ci sono i problemi del porto di Viareggio con la questione del pescaggio ridotto. Qui torna in ballo Perini. «Senza infrastrutture adeguate - continua Pocai - le grosse aziende potrebbero spostare i dipendenti altrove, come fa Perini con La Spezia». Così il sindacalista conclude. «Viareggio va salvata unendo le forze e non dividendosi, altrimenti affonderà tutto».
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