Il Tirreno

Versilia

Reagisce ai rapinatori 40 minuti da incubo

di Donatella Francesconi
Reagisce ai rapinatori 40 minuti da incubo

Andrea Larini, titolare della concessionaria d’auto Citroen di Massarosa, ha lanciato un vaso contro i quattro banditi ma è stato sopraffatto

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MASSAROSA. «Ci hanno detto che hai le casseforti... lo sappiamo...»: Andrea Larini, 45 anni, è a terra, i polsi legati con il nastro adesivo, quello da pacchi. In quattro l’hanno aspettato nel giardino della villa a Piano di Mommio. Quando l’uomo, pilota automobilistico e titolare della storica concessionaria Citroen, è rientrato a casa intorno alle due di notte è scattata l’aggressione.

I banditi spuntano dal buio. Nella villa sono entrati utilizzando una scala in legno che da una stradina sottostante li porta a raggiungere il terrapieno dove la casa è stata costruita. Hanno i passamontagna calzati sul volto e guanti di lattice. A nasconderne la presenza è la grande voliera per i pappagalli. Nessun mezzo nei pressi della villa. Niente che abbia insospettito il proprietario dell’abitazione. Larini è già stato vittima di un episodio analogo: nel 2005, stessa casa. Provò a fronteggiare gli aggressori e si ritrovò con la testa spaccata dal calcio di una pistola. Anche questa volta l’uomo, fisico possente e allenato, non ci pensa su due volte. Afferrato un grosso vaso lo scaglia contro i quattro uomini. La paga cara. In un attimo si ritrova tutti addosso e finisce atterrato e immobilizzato. Ma non basta. Uno dei banditi si accanisce contro la vittima che non si può difendere. Sono calci e pugni. Dieci giorni il referto del Pronto soccorso, per i colpi ricevuti in faccia e la costola incrinata.

Dolorante, immobilizzato, a terra. E tenuto sotto la minaccia di un coltello. Andrea Larini assiste in queste condizioni alla “ sarabanda” che i quattro, tutti uomini e tutti di un’età tra i 30 ed i 35 anni, scatenano nella villa. Mentre ascolta le poche parole che i banditi si scambiano, un pensiero di insinua nella mente della vittima: che gli aggressori sappiano troppe cose. Ed è anche l’ipotesi al vaglio degli inquirenti, i carabinieri accorsi quando Larini è riuscito a liberarsi, più o meno un’ora dopo la fuga dei malviventi. Dando l’allarme agli amici più stretti e alle forze dell’ordine.

Nei quaranta minuti in cui i malviventi sono stati all’interno della villa, i due del gruppo che non si sono dedicati a fare la guardia al prigioniero hanno arraffato tutto quanto era possibile: contanti, gioielli in oro, orologi di pregio, una pistola. E le chiavi dell’auto con la quale Larini era rientrato alla propria abitazione, una Citroen Ds4 del valore intorno ai 30mila euro, che viene utilizzata per la fuga. Un bottino che ammonta a diverse decine di migliaia di euro.

Ai carabinieri arrivati sul posto appena scattato l’allarme, Larini ha raccontato le poche cose che ha potuto ascoltare. Due dei rapinatori con accento romeno e gli altri con inconfondibile parlata toscana. E la descrizione fisica, come si sono mossi in una casa che sembravano in qualche modo conoscere. La sensazione che potrebbe diventare certezza - raccontano gli amici più stretti, subito accorsi alla villa - è che Larini possa essere stato seguito per studiarne; o peggio che la banda fosse arrivata alla villa «bene informata». Una ipotesi che prendono in considerazione anche gli inquirenti, i carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia di Viareggio (guidata dal maggiore Pasquali) insieme al Nucleo investigativo del reparto operativo di Lucca. Certo, le indagini sono solo all’inizio e nessuno si può sbilanciare. Ma - così il primo racconto fatto - «è probabile che i banditi conoscessero le abitudini della vittima». Di certo, «non erano ladri occasionali» ed il colpo è stato «studiato, pianificato». Non si esclude neppure - e mette i brividi anche la sola idea - che vi possa essere stata una collaborazione tra i malviventi e persone in qualche modo “vicini” ad Andrea Larini. Anche perché non è facile arrivare alla casa, che ha una serie di cancelli, e non è neppure semplice sapere cosa c’è dietro quegli stessi cancelli. Posti di blocco sono scattati nella notte e le ricerche dell’auto utilizzata per la fuga sono state estese a tutta Italia. Così come la descrizione dei preziosi rubati. Anche se, bande che operano in questo modo, usufruiscono di vere e proprie reti strutturate per piazzare il bottino.

Quanto accaduto all’imprenditore del settore automobilistico ha messo di nuovo in allarme tutta la collina versiliese. Risale solo al 22 agosto la rapina subita, sulle colline camaioresi, da Pippo Marchioro (ex allenatore del Milan) e dalla moglie. Stessa scena, stessi passamontagna, guanti di lattice ben calzati. Ma in quel caso la banda era armata fino ai denti con fucili e coltelli. Ed avevano anche delle fascette con le quali hanno legato i polsi delle vittime.

Alle indagini il compito di individuare eventuali analogie tra i due episodi.

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