Gioco
Un pontile galleggiante al posto del porto turistico
Potrebbe trovare posto nello specchio acqueo tra le banchine pescatori E dare approdo alle imbarcazioni sopra ai 50 metri, le uniche a resistere alla crisi
VIAREGGIO. Un pontile mobile nello specchio acqueo che oggi ospita i pescherecci: una soluzione che potrebbe essere alternativa alla realizzazione del nuovo approdo turistico al Triangolino. Del quale, ormai, nessuno sembra più sentire davvero la necessità. Il pontile per barche dai 50 metri in su potrebbe vedere la luce nella zona del mercato ittico, in mezzo alle banchine pescatori. Non è da oggi che questo pezzo di Darsena, con i suoi approdi, fa gola alla cantieristica e ai maxi yacht con i quali il porto viareggino vive una relazione di amore-odio. Ma tre fattori concorrono oggi ad accelerare in questo senso: la crisi della nautica sotto i 50 metri, che impone alla cantieristica viareggina di riposizionarsi in fretta; l’indagine della Procura che tocca il sistema di stazionamento (perché altro non è se non questo) della barche più prestigiose perennemente “ai lavori” senza che alcuna somma entri nelle casse pubbliche; le nuove regole nel passaggio di competenze tra Capitaneria e Autorità portuale che hanno dato vita la nuovo Regolamento proprio per l’approdo ai lavori.
Il porto di Viareggio si avvia - dopo decenni - ad una necessità stringente di mettere fine al caos. Ed alle barche grandi un posto andrà pur trovato. Se a questo si aggiunge che - come da tempo sottolinea Riccardo Cima, amministratore unico di Polo nautico ed esporto di nautica - la crisi ha colpito soprattutto la classe media, quella che qualche anno fa poteva pensare all’acquisto di un’imbarcazione da 18 metri, non resta all’orizzonte che una nautica che si è andata sempre più disegnata a misura di un Paperon dei Paperoni che ostenta i metri in più rispetto al vicino, così come fa con l’ultima “conquista”.
Certo, Viareggio ha provato a sognare a lungo un porto turistico che non ha mai visto la luce. La vicenda della parziale privatizzazione della Viareggio porto e delle gara annullata dal Consiglio di Stato ha dato il colpo di grazia. Perché in mezzo è “scoppiata”, appunto, l a crisi. E mentre Viareggio restava al palo, sempre più finiva stretta tra le altre portualità che hanno visto la luce a Nord e a Sud: gli approdi di Mirabello (La Spezia) e Bocca d’Arno (Pisa).
In queste condizioni - questo sembra l’orizzonte che si va delineando - riproporre la gara negli stessi termini sembra impensabile. Anche perché nessuna delle due cordate che si sono fronteggiate in Tribunale (Ferragamo e Teseco) sembrano più interessate all’affare. Dunque, il Comune potrebbe incassare a breve un diniego a correre in una nuova gara a due. Per poi essere libero di far quadrare i conti con l’ex socio privato cercando soluzioni alternative. Alla domanda su quali potrebbero essere, gli scenari che vengono delineati sono due: un porto cosiddetto urbanistico, tra Passeggiata e via Coppino, che implica necessariamente la fin troppo ipotizzata espansione a Ponente, o il pontile galleggiate nel “bozzone” tra le banchine dei pescherecci. Con le barche da pesca sistemate nell’area più vicina la nuovo mercato ittico che prima o poi dovrebbe vedere la luce.
Resta il dato forte: i cantieri viareggini si stanno attrezzando per rispondere all’esigenza crescente di grandi barche, di una nautica un po’ esibizionista, che mostra i muscoli. Da qualche parte - si dice - a queste imbarcazioni andrà trovato posto. Oltre a dare ai loro proprietari una Darsena su misura.
In questo disegno, alla Madonnina potrebbero andare le barche che non sono quelle da settanta metri, ma nemmeno quelle da dodici: le misure più “importanti” nel mezzo tra la cosiddetta nautica sociale (da tempo si insiste perché questi ormeggi siano lungocanale o nell darsena storiche) ed i maxi yacht.
Ed il Triangolino? Il suo destino è il più incerto, considerando che la concessione è di fatto inutilizzata e non si capisce come mai non vi sia una procedura di revoca aperta nei confronti della Viareggio porto. Che ne pensa l’Autorità portuale?
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