La manifestazione
Inghiotte sasso, bimbo operato d’urgenza
È fuori pericolo, ma i genitori accusano: nella prima visita al “Versilia” il pediatra lo ha dimesso con una cura per l’asma
VIAREGGIO. Due pasticche di cortisone al giorno e un dilatatore bronchiale per facilitare la respirazione. Come se fosse una semplice forma asmatica, o un’infiammazione virale. E come se i genitori non avessero manifestato al medico pediatra di guardia al pronto soccorso la loro preoccupazione, dovuta al fatto di aver sorpreso, solo un paio di ore prima, il figlio con una manciata di ghiaia infilata in bocca. Niente da fare. Nessun ulteriore accertamento e dimissione immediata. Era la notte del 16 agosto scorso. Nella tarda serata di due giorni dopo, il bambino, due anni e mezzo, ha dovuto essere operato d’urgenza all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, dove i chirurghi gli hanno tolto il sassolino che gli era rimasto incastrato tra la trachea e il bronco destro.
Passata la paura e avuto il tempo per riflettere a freddo su quanto è accaduto all’ospedale Versilia, a denunciare il fatto è il padre del piccolo, un parrucchiere di Pistoia (non ne facciamo il nome per tutelare, come impone la legge, la privacy del bambino) che in quei giorni si trovava in vacanza a Fiumetto. E che si è rivolto a un legale ed ha presentato un esposto alla procura della Repubblica.
Il 16 agosto, con famiglia e amici, il parrucchiere pistoiese era andato a cena in un ristorante di Pietrasanta. Verso metà cena, lui e la moglie si sono accorti che il figlioletto, che stava giocando in giardino con gli altri bambini, si era infilato in bocca una manciata di ghiaia. «Con molta attenzione - racconta l’uomo - siamo accorsi per levargliela tutta, e credevamo di esserci riusciti. Ma quando siamo tornati al residence, ci siamo accorti che respirava come se gli mancasse il fiato, come se avesse l’asma. E siamo andati in ospedale, di cui, tra l’altro mi avevano parlato molto bene. E lì, invece, la dottoressa di turno non ha fatto che ignorare tutto quello che le abbiamo raccontato. Ha diagnosticato che si trattava di un broncospasmo e gli ha prescritto del cortisone e un inalatore di quelli che usano gli asmatici. Ma come? Senza un’ecografia? Ma se io vengo all’ospedale all’una e un quarto di notte non lo faccio certo perché il mio bambino ha la tosse ma perché sono preoccupato, magari sbagliando... Almeno ricoveralo per accertamenti».
Nei due giorni successivi, la situazione non è migliorata: il bambino continuava ad avere gravi difficoltà a respirare.
«Il pomeriggio del 18 è venuto a visitarlo il nostro pediatra, in vacanza anche lui in Versilia - prosegue il racconto dell’uomo - e, dopo che gli abbiamo raccontato della ghiaia, ci ha fatto immediatamente la prescrizione per un’ecografia urgente. Siamo tornati al pronto soccorso: c’era la stessa dottoressa. Ha visitato il bambino e alla fine ha detto che, sì, anche lei “sentiva qualcosa”. Così gli hanno fatto una prima ecografia, e poi una seconda: hanno detto che non vedevano bene. Secondo me non credevano neppure loro a quello che vedevano: un sassolino incastrato fra la tracheo e il bronco destri. Un sassolino di quelli a punta, pieno di spigoli, che poteva addirittura provocare un’emorragia con un colpo di tosse di troppo».
A quel punto i medici dell’ospedale Versilia hanno immediatamente disposto il trasferimento all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze per un intervento chirurgico d’urgenza.
«Quando siamo arrivato - racconta il padre del bimbo - ci stavano aspettando, la sala operatoria era già pronta. Ci hanno spiegato quello che avrebbero dovuto fare per asportare il sasso, con una gentilezza e una professionalità estreme, che ci hanno infuso una sicurezza, una tranquillità.veramente eccezionali».
In anestesia totale, il piccolo è stato sottoposto all’intervento e il sasso è stato asportato con una sonda a fibre ottiche. Quindi, una cura antibiotica, e tutto si è risolto per il meglio.
«In quei momenti avevo così tanta paura per mio figlio - prosegue il parrucchiere pistoiese - Poi, con calma, ho ripensato a quello che era successo, al fatto che qualcuno la responsabilità se la doveva prendere. A maggior ragione con un bambino che non è in grado di esprimersi bene, un pediatra deve fare tutto il possibile per scongiurare il peggio. Almeno un’ecografia».
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