Il Tirreno

Versilia

AL FIANCO DELLE DONNE CALPESTATE

di GLORIA PUCCETTI*

di GLORIA PUCCETTI* In questa estate segnata dalla crisi e da una sorta di aspettativa inquietante su cosa accadrà al mondo del lavoro in questo autunno alle porte, siamo rimasti attoniti nel vedere...

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di GLORIA PUCCETTI*

In questa estate segnata dalla crisi e da una sorta di aspettativa inquietante su cosa accadrà al mondo del lavoro in questo autunno alle porte, siamo rimasti attoniti nel vedere quello che accadeva alla Camera per il decreto sul "femminicidio". Non entrerò nel merito della disputa ma vorrei fare alcune riflessioni su questo reato, dato che alla fine non sono riusciti a parlarne né a entrare nel merito del decreto che tenta di proteggere le donne uccise dalla mano del compagno.

Appena apprendiamo la notizia di un nuovo omicidio, la reazione a caldo è quella di pretendere per l'autore l'ergastolo, ma sappiamo bene che questa non può essere la risposta ad un fenomeno che ora fa veramente paura. È inarrestabile, è in aumento o, per fortuna, sono aumentate le denunce. Ci sentiamo tutti colpevoli e noi, madri di maschi, ci facciamo mille domande. Siamo state in grado di educare i nostri figli con le azioni e le parole, al rispetto dell'altro e soprattutto al rispetto della propria compagna? Li abbiamo lasciati troppo soli davanti alla Tv che ancora dipinge la donna e la ragazza come un boccone prelibato di cui cibarsi anche se non vuole. Abbiamo impiegato il nostro tempo migliore a far sì che i nostri figli maschi capissero che quello che è consentito ai maschi è consentito anche alle femmine? E non è giusto guadagnare un terzo degli uomini, essere l'unico sistema di welfare d'Italia ed essere costrette a firmare le dimissioni in bianco? E i nostri mariti, hanno dato un buon esempio e sono convinti che è un delitto alzare la mano sulla compagna? Hanno chiaro il concetto delle pari opportunità e della differenza di genere?

Ora non possiamo più attendere, dobbiamo sperare che il decreto così tanto voluto da Josefa Idem, ci accompagni là dove sia possibile iniziare un’opera di bonifica sui comportamenti relazionali e di educazione sin dalla più tenera età, coinvolgendo scuole ed insegnanti, per combattere quella violenza cieca che, con estrema facilità, arma la mano di un uomo e lo porta ad interrompere la vita di una donna e spesso del suo bambino.

Bisogna lavorare con le nuove generazioni perché diventino forti e ci aiutino a scardinare quel retaggio culturale legato alla famiglia patriarcale e che ancora non percepisce le violenze domestiche come atti criminali.

Ma soprattutto bisogna combattere l'indifferenza, la mancanza di partecipazione e di condivisione per un fenomeno che ha diritto alla priorità assoluta se vogliamo intraprendere la via del ritorno alla cultura civile e salvare queste vittime innocenti che non riescono da sole a liberarsi del proprio assassino.

Non lasciamole sole, potrebbe accadere ad una nostra figlia, potrebbe accadere ad una nostra amica.

*vicesindaco e assessore

alle pari opportunità

del Comune di Viareggio

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