Sicurezza
Aria irrespirabile dal tombino E loro lo chiudono
La protesta dei titolari di una gastronomia di Città giardino «I turisti passano e danno la colpa al nostro negozio»
«Le conviene chiamare i vigili urbani, la competenza è loro. Per i problemi di fognature si deve contattare Sea. Guardi, le consiglio di chiamare l'ufficio del cittadino. No, meglio se chiama l'ufficio allacci. Gaia, ha pensato a chiamare Gaia?».
Sono dieci giorni che Alessandra Cappelli passa le giornate al telefono, con questo e quell’altro ufficio. La risposta è sempre la stessa: un rimpallo di responsabilità. Che a conti fatti lascia il cittadino alle prese con il suo problema, come se fosse qualcosa di estraneo alla città (e come se non pagasse le tasse).
Il problema suo e di parte del quartiere Diaz a Città Giardino è una insostenibile puzza di fognatura nell’aria. I cattivi odori cominciano a sentirsi una quindicina di giorni fa, davanti la pineta al quartiere Diaz. E, dopo cinque giorni di crescente puzza, uno dei negozi della zona decide di intervenire.
«Abbiamo chiamato i vigili urbani - racconta Alessandra Cappelli, titolare assieme alla sorella della gastronomia Gambero Rosso - e sono subito venuti, poi hanno mandato un mezzo per lo spurgo. Ma non è cambiato nulla». Il problema infatti non è la fognatura nera, ma quella bianca, che in teoria dovrebbe raccogliere solo le acqua piovane, ma che dai tombini emana un fetore insopportabile. Da quel momento inizia l’odissea della donna, rimbalzata da un un ufficio ad un altro.
«In dieci giorni ho chiamato l'ufficio del cittadino, due volte Sea, Gaia, l'ufficio allacci. Stando a quel che mi rispondono per telefono, nessuno ha la responsabilità di quel tratto di fognatura. È assurdo, stiamo lavorando con la stagione ancora buona con un attività di gastronomia in mezzo a questi cattivi odori. Per queste cose una città turistica come Viareggio dovrebbe intervenire subito, e non attendere settimane».
Il problema ovviamente non è solo della gastronomia e dei suoi clienti. Diversi residenti della zona che incontriamo per la strada ci confermano il grande disagio. E parla di “odori insostenibili, aria quasi irrespirabile” anche il titolare del vicino panificio. Così qualcuno si è organizzato da se, ma con scarsi risultati.
«Alcuni ci hanno buttato della varechina - racconta Alessandra Cappelli - qualcun altro ha chiuso il tombino con del cartone e dello scotch».
Ma il problema è tutt’altro che risolto. Dieci metri prima, e dieci dopo, ci sono altri tombino, e i cattivi odori continuano a sentirsi.
«Faccio appello all’ente o all’ufficio a cui spetta la competenza di questo problema - conclude la signora Cappelli - prima di compromettere una stagione già scarsa. L'altro giorno due turisti passando di qui hanno commentato il cattivo odore indicando il mio negozio: la cosa mi ha mortificato, visto che sono 20 anni che gestiamo questa gastronomia. E non possiamo rimetterci noi, perché nessuno viene a fare i lavori e i controlli necessari».
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