Italia
La trasfusione sbagliata? Non fu fatale
SERAVEZZA. «Escludo recisamente ogni relazione tra la trasfusione errata e la morte della signora, avvenuta oltre un mese e mezzo dopo, le reazioni da errata trasfusione hanno conseguenze solo nell'i...
SERAVEZZA. «Escludo recisamente ogni relazione tra la trasfusione errata e la morte della signora, avvenuta oltre un mese e mezzo dopo, le reazioni da errata trasfusione hanno conseguenze solo nell'immediato decorso clinico». A parlare è il professor Alberto Bosi, ordinario di malattie del sangue dell'Università di Firenze, intervenendo, come riporta una nota della Regione Toscana, sulla vicenda della paziente di 78 anni di Seravezza, che il 26 giugno scorso aveva ricevuto una trasfusione di una sacca di sangue non destinata a lei, all’ospedale Versilia. La donna è morta il 13 agosto scorso, dopo che aveva fatto da tempo ritorno a casa - era stata dimessa dall'ospedale pochi giorni dopo la trasfusione - e aveva proseguito la terapia in regime di day hospital.
«Confermo tutto quanto già emerso dalla relazione della Asl di Viareggio - dichiara l'ematologo - le reazioni da errata trasfusione hanno conseguenze solo nell'immediato decorso clinico. Un eventuale peggioramento delle condizioni della signora in seguito all'errore trasfusionale avrebbe avuto senso solo nelle prime 48 ore. È da escludere quindi che l'errata trasfusione sia stata la causa del decesso della signora».
Sulla vicenda interviene anche l'assessore per il diritto alla salute della Toscana Luigi Marroni. L'assessore esprime ai familiari solidarietà e vicinanza per la morte della congiunta ma, aggiunge, «per evitare un'interpretazione infondata dei fatti, tengo a precisare che non può esserci alcun nesso tra la trasfusione errata e la sua morte».
L’Asl, dal canto suo, ha sottolineato come la paziente «fu trattata tempestivamente in modo intensivo ed appropriato, non ebbe né conseguenze immediate nè tardive e fu dimessa in buone condizioni dopo pochi giorni. Oltretutto, la paziente stessa aveva regolarmente ripreso la sua terapia ambulatoriale presso il Day hospital del Versilia per la patologia cronica di cui era affetta»
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